– L’esperienza dell’anima -

La presenza dello Spirito Santo compie ciò che Dio Padre progetta e ciò che il Figlio annuncia. Il Padre progetta, il Figlio annuncia e nello Spirito Santo tutto si compie. Ne  abbiamo continue conferme. Il tempo della Chiesa dopo la Pentecoste è proprio il tempo dello Spirito Santo. Lo invochiamo continuamente, invochiamo questa presenza divina che porta con sé la Trinità intera e ci arricchisce dei suoi doni, doni preziosissimi verso i quali dovremmo sempre rivolgere particolare attenzione, perché nella consapevolezza di averli ricevuti ne comprendiamo maggiormente l’efficacia e questo soprattutto quando ci poniamo in preghiera, in adorazione, in quella comunione esclusiva con Dio. I doni ci sono sempre, Dio è sempre con noi, ma in alcune situazioni questa comunione è maggiormente consapevole dei frutti vengono posti in maggior evidenza; i doni sono maggiormente evidenziati.

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Dopo il tempo del Natale, la grande solennità dell’Incarnazione e tutto ciò che questo tempo la liturgia ci ha posto, siamo appena rientrati nel tempo ordinario e nella ordinarietà del nostro tempo la presenza di Gesù Eucarestia è perseverante, non cambia nulla, è sempre Lui, il Dio con noi, il Dio fedele, il Dio al quale la nostra anima anela. Per chi prega, per chi matura una vita di fede, sperimenta l’esigenza che la propria anima ha di incontrare il Signore, di stare con Lui. Non un’esigenza fisica, non è nemmeno un’esigenza emozionale. S. Pio tante volte ci educa a questa preghiera che supera i sensi ed è una autentica e profonda esperienza dell’anima. Proprio per questo scrive:

Nell’orazione poi, se ella vuol volare (l’anima), voli pure e non impedirglielo; se si vuol muovere, si muova, benché in essa ancora la tranquillità e semplice riposo dell’anima a vedere Dio, a volare in Dio, a saporeggiare Dio, sia sommamente eccellente. Figliuola mia, fa conto assai di questa verità e di questa virtù; esercita assai il tuo cuore nella dolcezza interiore ed esteriore, e tienilo in tranquillità fra la molteplicità degli affetti che hai. (San Giovanni Rotondo, 6.9.1918, Ep.III,p.755/756)

Riflessione:

Nell’orazione. Per orazione si intende la forma più alta della meditazione, quasi una contemplazione. L’anima vola, l’anima si muove, l’anima incontra Dio, costa a Dio, il quale rimane nella dolcezza interiore ed esteriore, come tenerlo a bada perché c’è come qualcosa che lo supera, qualcosa che è molto più elevato dell’esperienza del cuore, è l’esperienza dell’anima. Con i suoi scritti S. Pio è come se c’insegnasse a concentrarci sull’anima. Non è di certo facile questo insegnamento, non sono facili queste descrizioni, sono esperienze mistiche, ma queste lui vuole comunicarci. E a questa scuola vogliamo stare. Nella ordinarietà della nostra preghiera, quando la preghiera è quel tempo esclusivo che doniamo a Dio, soprattutto nell’Adorazione.

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La preghiera, la meditazione, l’orazione soddisfano l’esigenza della nostra anima. A volte potremmo avere il pensiero che sia un’illusione che tutto ciò non sia gradito a Dio, che preghiamo male, dobbiamo liberarci da questi pensieri, noi doniamo a Dio il nostro tempo e agli occhi di Dio è ciò di più di prezioso possiamo fare, preghiamo come sappiamo pregare e Dio fossero anche briciole di preghiera le saprebbe moltiplicare a dismisura. Dio ci ama davvero e sa godere di ogni nostro impegno. S. Pio ci invita a stare attenti alle insidie del maligno che pongono in noi questi pensieri. Proprio per questo scriveva:

Non credere neppure al tuo sentimento che ti vuol far credere che per ciò che tu senti nelle tue preghiere, meditazioni, comunioni ed in tutto ciò che costituisce il tuo spirituale patrimonio per la tua anima, il Signore non abbia a gradirle, poiché tutto questo viene insinuato dal bugiardo demone. Non temere, mia buona figliuola, poiché il Signore è con te e tu trionferai sempre … Chiudo con le celebri parole del Profeta: “Confortati in Dio ed agisci virilmente”(Sal. 26,14) e con quell’altre che il nostro Serafico Padre rivolgeva ai suoi figlioli: Il Signore ti benedica, ti guardi, volga la sua faccia verso di te: ti abbia misericordia e ti dia pace. (San Giovanni Rotondo 19.5.1918, Ep.III,p.955)

Riflessione:

Qualsiasi pensiero allora di poco gradimento da parte di Dio di ciò che sperimentiamo nella preghiera, è falso. Il Signore è con noi e noi trionferemo sempre, noi siamo confortati da Dio e il Signore rivolge a noi il suo sguardo, ci mostra la sua faccia, ha sempre misericordia di noi e ci dona la pace. Questi pensieri scacciano i cattivi pensieri, queste verità scacciano le menzogne alle quali siamo spesso soggetti, perché la menzogna serpeggia sempre, in molteplici modi, i più insidiosi a volte che ci sembrano verità; ecco perché la Parola di Dio, ecco perché gli scritti dei Santi ci aiutano a capire come Dio pensa e quello che dobbiamo pensare noi, qual è la verità e quale non è la verità. Dinanzi a Gesù Eucarestia riscegliamo Dio Amore con i suoi insegnamenti e le testimonianze dei Santi: questo vale.

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Vi ripeto ancora e tante volte tornerà questo pensiero di superare la sensibilità umana e sperimentare l’incontro dell’anima con Dio. Non c’è da sentire sensibilmente quando si fa un’esperienza di fede, di speranza, di carità, queste cosiddette virtù teologali ci appartengono, ci superano, ci proiettano in Dio, sono i segni della nostra divinizzazione dopo aver ricevuto il Battesimo. Lo stesso Battesimo è un’esperienza divina composta da segni umani, ma l’efficacia è qualcosa che avviene nel profondo del nostro essere, lì dove non arriva la sensibilità, ma è solo presenza dell’anima, proprio per questo S. Pio scriveva:

Sei come un fanciullo il quale ha un tutore che lo priva dell’amministrazione dei suoi beni, di modo che, sebbene egli sia il vero padrone, nulla amministra, e gli sembra non possedere altro che la propria vita, come dice san Paolo: “Essendo padrone del tutto, egli non è ciò dissimile dal servo”(Gal. 4,1), giacché, mia cara figliuola, Dio non vuole che tu senti sensibilmente il sentimento della fede, speranza e carità, né che tu ne godi, se non quanto basta per servirsene nelle occasioni. Ahimè! Quanto siamo felici di essere noi tenuti sì strettamente dal nostro celeste Tutore!  (San Giovanni Rotondo 10.7.1917, Ep.III, p. 421). No, mio Dio, io non desidero maggior godimento della mia fede, della mia speranza, della mia carità, solo per poter dire sinceramente, quantunque senza gusto e sentimento, che vorrei piuttosto morire, che abbandonare queste virtù. (San Giovanni Rotondo 10.7.1917, Ep.III, p. 422)

Rilfessione:

Sentiamoci allora come fanciulli, con un tutore, in realtà a volte poco possiamo amministrare a volte nulla. Abbiamo la vita tra le mani, abbiamo il tempo, ma come viene utilizzato? Ma in realtà Lui il Dio della nostra vita, il Dio del nostro tempo. Allora chiaramente ci viene detto “Dio non vuole che tu senti sensilbilmente il sentimento della fede, speranza e carità, né che tu ne godi, se non quanto basta per servirsene nelle occasioni”, cioè ci sono delle esperienze che ti fanno sperimentare delle sensazioni forti, delle emozioni forti ma non sono quelle l’ordinario non sono quelle che dobbiamo cercare. Quelle arricchiscono solo la memoria della nostra fede, della nostra speranza, del nostro amore. Noi dobbiamo essere felici solo di essere così tenuti in considerazione dal nostro Dio. Allora quest’esperienza dell’anima diventa intraducibile, inspiegabile, è un’esperienza, un’esperienza che ognuno di noi fa, è un’esperienza che invitiamo altri a fare, ma è un’esperienza che non si riesce a spiegare. Guardate che anche le parole di S. Pio sembrano poche, quasi pronunciate con difficoltà, proprio perché di certe cose non si può parlare, si possono solo vivere. Si può dire che ci sono momenti di grande gioia, di grande pace, di grande serenità, di un benessere profondo ma è sempre poco; ci accorgiamo di una estrema povertà del nostro saperci esprimere, però sono le virtù che ci appartengono e guai se non vi fossero, guai. S. Pio dice “vorrei piuttosto morire che abbandonare queste virtù”

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