– La grandezza di Gesù Bambino -

Viviamo la prossimità al Natale, il giorno in cui facciamo memoria della nascita di Gesù, il mistero dell’Incarnazione, la realtà del Dio con noi .Ogni Eucaristia è un Natale e ogni tempo di adorazione ha a che fare con il Natale. Immaginiamo quanto Maria contemplasse il mistero tra le sue mani, quanto avrà parlato con il Bambino appena nato! Il suo sguardo era adorante e contemplativo, molto simile al nostro in questo momento. Noi, guardando questa Ostia Divina, crediamo nella realtà del Dio con noi, presenza reale. E’ un atto di fede grande, ma è lo stesso atto di fede che Maria doveva compiere guardando il Bambino tra le sue braccia; anche quello era un atto di fede, così come i pastori, così come i Magi…questo adorare Dio nelle sembianze di un bambino, questo adorare Dio nelle specie eucaristiche, per ognuno di noi. E’ grandioso che Gesù abbia voluto rimanere in mezzo a noi con questa presenza reale: un atto di fede da parte nostra e la realtà divina, dinanzi ai nostri occhi, da parte sua.
Nella solennità che ci viene proposto di festeggiare, il Santo Natale, si ha subito l’idea di un’antica promessa portata a compimento, un’antica attesa, un’attesa di tanti secoli che deve stupirci fortemente: il fatto che questa attesa, l’attesa dell’umanità intera, si compia in una piccola casa, a Nazaret e si compia per mezzo di un’umile fanciulla, sì piena di grazia, ma sconosciuta all’umanità. Quasi tutti coloro che attendevano il Messia erano ignari dell’esistenza di questa fanciulla: nessuno la conosceva, Dio sì, Dio la conosceva bene, Dio ci conosce bene.

SanPio scriveva:

Da ben quaranta secoli egli è atteso; con sospiri gli antichi Padri ne avevano invocata la sua venuta; i sacri scrittori chiaramente avevano profetato ed il luogo e l’epoca della sua nascita, eppure tutto è silenzio e sembra che nessuno sia a cognizione di questo grande avvenimento. Solo un po’ più tardi egli è visitato da pastori intenti a vigilare il gregge nei prati. Sono avvertiti da spiriti celesti dello strepitoso avvenimento, invitati a recarsi alla sua grotta.

Riflessione:

Gesù arriva in questo silenzio, arriva senza nessuna acclamazione. Il Dio con  noi sceglie sempre queste situazioni minime per poi operare grandi cose. L’Annunciazione avviene in quest’umile casa di Nazaret, accolta da un’umile fanciulla. La nascita è ancora più nascosta, in una grotta adibita a ricovero di animali, alla presenza dei soli Maria e Giuseppe. Ma perché,  l’Eucaristia questa presenza divina  che permane per secoli nella storia dell’umanità, come ha avuto inizio? Familiarmente con i dodici e forse qualche donna che prestava servizio. Ma perché, alla crocifissione quante persone pensate che ci fossero? Qualche soldato, qualcuno del popolo, qualche donna e dei più intimi solo Giovanni. E alla Resurrezione? Alle apparizioni? Sempre pochi. Gli eventi più importanti della storia della salvezza sono relegati sempre ad una intimità, a volte neppure ben compresa, eppure, dietro queste situazioni, questi eventi salvifici, c’è la salvezza per tutta l’umanità, per tutte le genti, di tutti i secoli, dal giorno della creazione fino alla fine del mondo. Tutto parte dal concetto di un piccolo seme e se volessimo continuare con queste analogie, anche l’Eucaristia che è qui presente dinanzi ai nostri occhi; la semplicità e la pochezza di pochi grammi di pane, la presenza di Dio in pochi grammi di pane, posto nelle nostre mani. Che fede! Che Dio che abbiamo! Che fede che ci dona ! Che amore!

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San Pio scriveva:

O sapienza e potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare – estasiati col tuo Apostolo – quanto sono incomprensibili i tuoi giudizi ed investigabili le tue vie! Povertà, umiltà, abiezione, disprezzo circondano il Verbo fatto carne; ma noi dall’oscurità in cui questo Verbo fatto carne è avvolto comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti all’amore, non ci parli che di amore, non ci dai che prove d’amore.
Dinanzi all’Eucaristia noi ci inginocchiamo, dinanzi all’Eucaristia ci genuflettiamo, dinanzi all’Eucaristia apriamo i n ostri occhi per adorare e contemplare, proprio come i primi testimoni del grande evento: i pastori, i magi e allora anche noi, dinanzi al Dio con noi, abbiamo l’obbligo di questi atteggiamenti che non sono poi un obbligo ma un onore. Che privilegio! Anche noi possiamo prostrarci dinanzi a Lui. Che privilegio, avere questa fede, in un mondo che non sa, che non comprende, in un mondo anticristiano che pensa sia tempo perso.

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San Pio scriveva:

Oh! Prostriamoci innanzi al presepe, offriamogli tutto il nostro cuore e senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme e che ci predicano esser tutto quaggiù vanità delle vanità, non altro che vanità.Questo celeste Bambino tutta mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esempio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un’era di pace e di amore.

Riflessione:

Questo è l’atteggiamento più corretto, dinanzi al presepe come segno, ma anche dinanzi a Gesù Eucaristia, Dio vivo. Offriamogli tutto il nostro cuore, senza riserva. Questa espressione ‘senza riserva’, possiamo pronunciarla tante volte, ma in verità non riusciremo mai ad essere pienamente coerenti con essa. Dovremmo seguire i suoi insegnamenti, quelli che vengono dalla grotta. Quanto siamo preoccupati della nostra casa? Essa dovrebbe essere un po’ più essenziale. Dovremmo avere qualche preoccupazione in  meno e qualche occupazione in più per la sua reale dimora in noi: il nostro cuore, il nostro corpo. A volte è un corpo non veramente pronto ad accogliere Gesù, ma Gesù non ha problemi: se è nato in una grotta, sa vivere anche nel nostro corpo, rendendolo uno stupore, una meraviglia agli occhi di chi ha fede. Se in noi abita  il Signore, il nostro corpo è divinizzato. Lasciamo perdere le apparenze, sono solo vanità, vanità delle vanità. Quanto c’è da imparare da questo messaggio della grotta! Quanto c’è da imparare da questo messaggio dell’Eucaristia! Capiamo allora che spesso non siamo dei buoni allievi, non siamo dei buoni discepoli, di conseguenza non siamo buoni apostoli.

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Che strana questa umanità che attende e poi rifiuta, che desidera e poi giudica, che vuole e poi respinge! Maria dice il suo sì, rischiando la sua stessa vita; il mondo respinge Gesù , rischiando la sua salvezza. Maria fa sì che la salvezza sia e il mondo non comprende. La difficoltà di trovare un luogo per il parto sarà la difficoltà continua che Gesù avrà per tutta la vita. Come non trovava posto per nascere, così ha avuto difficoltà nel trovare cuori per essere accolto e ancora oggi si sperimenta la stessa difficoltà: tanti cuori così induriti, tanti cuori che deridono, tanti cuori che ignorano.

San Pio scriveva:

Ecco, anima mia, i due sposi che respinti da tutti, perché non v’è posto né compassione per essi, senza riguardo allo stato di quella tenera Vergine nazarena che è prossimo a dare alla luce il Figlio di Dio, che con la sua grazia attira nel suo seno un Dio, il cuore della creatura non si commuove, e li respinge.

( Ep.IV, 865/869/867)

Tratto dall’Epistolario IV, II edizione anno 1984 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.

Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi

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