– Padre Pio, crocifisso d’amore! -

Di certo il tempo della Quaresima ci fa riflettere maggiormente sull’esperienza della prova e del dolore e Gesù ha voluto condividere in pienezza questa condizione umana. Gesù ha vissuto la paura, il turbamento, la sofferenza, non solo quella fisica, il tradimento, l’abbandono. Hanno detto di Lui ogni sorta di male, lo hanno calunniato, hanno travisato i suoi discorsi; è proprio lì che ci ha dimostrato cosa significa amare, amare sempre, prendere su di sé ogni male di questo mondo. I grandi santi hanno condiviso questa esperienza con Gesù e, pur essendo umani, non sono stati lì a lamentarsi, a ribellarsi, ma hanno fatta propria la sofferenza umana per partecipare alla redenzione di Cristo. E’ qui che capiamo la distanza che c’è  tra noi e chi vive la santità che gli è stata donata. San Pio è uno dei maestri della condivisione del dolore di Cristo per il mondo che pecca.

Scriveva S . Pio:

Tutti i tormenti di questa terra raccolti in un fascio li accetto, o mio Dio, io li desidero qual mia porzione; ma non potrei giammai rassegnarmi di essere separato da voi per mancanza di amore. Deh!, per pietà, non permettete che vada errata questa povera anima; non acconsentite giammai che questa mia speranza vada fallita. Fate che io mai mi separi da voi, e se lo sia al presente senza conoscerlo, traetemene in questo istante; confortate questo mio intelletto, o Dio mio, sicché conosca bene me stesso ed il grande amore che mi avete addimostrato e possa io godere eternamente le bellezze del vostro volto divino. (Ep.I,p.675)

Riflessione:

Questa unione d’amore con Dio, questa esperienza che fa comprendere la salvezza della propria anima, questa comunione con Dio è l’alimento dell’anima. Qualsiasi sia la tribolazione, non ci sia mai separazione da Dio. Questo infinito amore è in realtà  l’anticipo della visione beatifica del cielo. Nell’amore si riconosce il volto del Signore, anche nelle tribolazioni, per poi, un giorno, sperimentarlo glorioso.

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E’ difficile comprendere l’esperienza profonda di chi partecipa alle sofferenze di Cristo. Quando pensiamo a questi dolori, li pensiamo come un’esperienza che ci strazia il cuore, un’esperienza solo tragica, terribile, eppure San Pio sa vivere questa esperienza  di dolore in un modo realmente divino, riesce a descriverlo addirittura come un’immagine poetica. Si capisce che c’è una grazia speciale in quei momenti.

Scriveva S. Pio:

Son crocifisso d’amore! Non ne posso proprio più! L’è questo un cibo assai delicato per chi è avvezzo a cibi grossolani; ed è appunto questo che mi produce di continuo delle fortissimi indigestioni spirituali, da crescere a tal punto da far gemere per vivissimo dolore ed amore insieme la povera anima. La meschinella non sa adattarsi a questo nuovo modo che tiene il Signore con lei. Ed ecco il bacio ed il tocco, direi così sostanziale che questo amorosissimo Padre celeste imprime nell’anima, le riesce ancora di una estrema pena. (Ep.I,p.545)

Riflessione:

“Son crocifisso d’amore”: è il concetto più importante. Ogni dolore è partecipazione alla crocifissione. San Pio la considera un privilegio, non una condanna e questo dolore è come un’indigestione spirituale che gli dà un grandissimo dolore e amore. Scrive che la sua anima non riesce ad adattarsi a questo nuovo modo di avere il Signore con lei. Ma capite con che delicatezza? Capite che esperienza di comunione profonda? Quando siamo davanti a Gesù Eucaristia, dovremmo entrare in questo mistero d’amore. Questa Eucaristia è grano macinato, è farina impastata, è pane consacrato, è dinamica di morte e risurrezione, di croce, di sepolcro e di luce; è una questione di terra e di cielo e la nostra anima è come se si perdesse in questo infinito mistero d’amore. Noi non siamo delle anime in pena, non siamo delle anime vaganti e non dobbiamo essere delle anime stravaganti, ma anime fedeli che attraversano le situazioni della vita, che attraversano il buio e arrivano alla luce, che attraversano il dolore e arrivano alla gioia, che attraversano la morte e arrivano alla vita. I santi ci aiutano a ragionare con fede, con una modalità che si oppone al pensiero di questo mondo. L’Eucaristia ci educa a ragionare alla maniera di Dio. Lasciamoci educare.

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A proposito di dolore San Pio scriveva ancora:

Soffro e soffro assai, ma grazie al buon Gesù sento ancora un po’ di forza; e di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù? Io non bramo punto di essere alleggerita la croce, poiché soffrire con Gesù mi è caro; nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia. (Ep.I,p.303) Quante volte – mi ha detto Gesù poc’anzi – mi avresti abbandonato, figlio mio, se non ti avessi crocifisso. Sotto la croce s’impara ad amare ed io non la do a tutti, ma solo a quelle anime che mi sono più care. (Ep. I,p.339)

Riflessione:

Di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù! La nostra fede è comprendere questo aiuto. San Pio arriva a dire: ”Soffrire con Gesù mi è caro”. Nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù, mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia”. Nel dolore e nella sofferenza l’esperienza dell’amore di Dio in San Pio cresceva. Chi invece segue la mentalità del mondo non comprende e l’esperienza dell’amore di Dio spesso diminuisce. Abbiamo la responsabilità di annunciare questo amore infinito di Dio e quanto più pesa la croce che portiamo, tanto più possiamo comprendere l’amore di Dio per noi. Alcuni, per esperienza straordinaria, partecipano straordinariamente ai dolori di Gesù e della sua passione, ma sono eccezioni, sono modelli. Nella nostra quotidianità quelle piccole grandi prove devono indurci a confidare sempre più in Lui e forse non pensare ad un Gesù che deve aiutarci a portare la croce, ma esattamente il contrario: essere dei cirenei che aiutano Gesù a portare la croce per la salvezza del mondo. Questa è la riflessione corretta del cristiano, essere noi i cirenei, non avere la pretesa di essere noi il Cristo e Gesù deve aiutarci : siamo noi che  partecipiamo della passione di Cristo. Sarebbe bene pensarci nei momenti difficili della nostra vita; riusciremmo a dargli un senso più autentico e la speranza tornerebbe a fiorire.

Tratto dall’Epistolario I, II edizione anno 1973 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.

Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi.

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