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	<title>Gruppo di Preghiera Padre Pio &#187; Commento alle meditazioni tematiche</title>
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	<description>Parrocchia di Santa Caterina - Pescara</description>
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		<title>Dio ci prende per mano &#8211; 27/07/&#8217;10</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 13:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Dio ci prende per mano -


Dagli scritti di Padre Pio:
Ho tanta confidenza in Gesù, che se anche vedessi l’inferno aperto dinanzi a me, e mi trovassi sull’orlo dell’abisso, non diffiderei, non dispererei, confiderei in lui. Tal’è la confidenza che m’ispira la sua mansuetudine. Allorché mi metto a considerare le grandi battaglie, superate col [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2476" title="dio ci prende per mano" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/08/dio-ci-prende-per-mano2.jpg" alt="dio ci prende per mano" width="434" height="290" /> &#8211; Dio ci prende per mano -</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ho tanta confidenza in Gesù, che se anche vedessi l’inferno aperto dinanzi a me, e mi trovassi sull’orlo dell’abisso, non diffiderei, non dispererei, confiderei in lui. Tal’è la confidenza che m’ispira la sua mansuetudine. Allorché mi metto a considerare le grandi battaglie, superate col divino aiuto sopra del demonio, ne conto tante da non potersi enumerare. Chi sa quante volte, se lui non mi avesse stesa la mano, la mia fede avrebbe vacillato, la mia speranza, la mia carità venuta meno, il mio intelletto si sarebbe oscurato, se Gesù, sole eterno, non l’avesse illuminato!!! </em><em>( Ep.I,317)<span id="more-2467"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ogni giorno possiamo intuire di avere il nostro combattimento spirituale. Ogni giorno ci si propongono innumerevoli tentazioni, grandi o piccole occasioni di peccato, ma quanto più abbiamo consapevolezza della sua presenza in noi, quanto più abbiamo accolto la sua grazia, quanto più ci lasciamo illuminare dai suoi insegnamenti e quindi dal suo amore, tanto più viviamo la dignità di essere figli di Dio e tanto più la realtà avversa ci trova forti, pronti a dire il nostro “No” al peccato e quindi il nostro “Sì” a Dio. Ogni “Sì” che diciamo a Dio è un “No” pronunciato al peccato, alla tentazione, alle tenebre. Dio non solo ci tende la mano, ma ci prende per mano. E se la teniamo stretta, di nulla dobbiamo aver paura. Come dice San Pio: ” Nemmeno se vedessimo le porte dell’inferno spalancate e noi dovessimo trovarci sull’orlo dell’abisso.” Se la nostra mano è stretta nella mano di Dio, non c’è da temere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">____________________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">Con fiducia noi ci rivolgiamo a Dio, con fiducia ci relazioniamo a Lui, confidiamo in Dio. Questo confidare in Lui genera confidenza e Lui permette a noi di avere questa confidenza, come un’autentica familiarità. Gesù non ci direbbe mai: ” Come ti permetti di dire questo? Come ti permetti di fare questo? ” Quanta confidenza ci prendiamo!</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che ti dirò io mai, mia buona figliuola? Nutrisci la tua anima nello spirito di cordiale confidenza in Dio; ed a misura che ti troverai circondata d’imperfezioni e miserie, solleva il tuo coraggio a bene sperare. Sii molto umile, questa è la virtù delle virtù, ma sia una umiltà generosa e tranquilla. Sii fedele sempre a ben servire nostro Signore, ma osserva nel suo servizio la libertà filiale ed amorosa, senza far provare stilla alcuna d’amarezza al tuo cuore.</em><em> ( Ep.III,774/775)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa confidenza ci aiuta a sperare bene. Questa confidenza chiede l’atteggiamento dell’umiltà. La domanda che ognuno di noi deve porsi è: ” Ma chi ci crediamo di essere? ” Eppure spesso si inorgoglisce il nostro cuore. Ma quando poi rientriamo nella confidenza con Dio, vediamo che automaticamente l’orgoglio va scemando e torna l’umiltà dinanzi a Lui. A volte la confidenza è come se ci permettesse di andare un po’ oltre, ma incontrando l’Amore Perfetto, torniamo nell’arrendevolezza. Le tentazioni sono sempre tante, ma ci accorgiamo che quest’umile confidenza non è solo da parte nostra verso Dio, perché anche Dio confida in noi. Anche Dio si fida di noi, anche Dio si propone totalmente a noi, si pone nelle nostre mani, si pone nella nostra vita e dice: ” Io confido in te, manifestami nel mondo, annunciami, testimoniami con umile confidenza”. E quando testimoniamo questa umile e autentica confidenza in Dio, vediamo subito che i cuori vengono toccati, i cuori vengono raggiunti, i cuori si accorgono che c’è qualcosa di diverso. Se poi si prende posizione contro, difficilmente il confidare riuscirà a intenerire quel cuore, ma se c’è un minimo di attenzione e arrendevolezza, se c’è quel minimo di umiltà, è come una fessura che fa entrare uno spiraglio di luce, ma quello spiraglio illumina tutto. E così il cuore viene illuminato, così la confidenza comincia a generarsi dentro ed è conversione. Chiediamo questo per tanti cuori induriti, per tanti cuori che non riescono a vivere questa confidenza con Dio, che non riescono ad avere quell’atteggiamento di umiltà, un’umiltà preziosa, un’umiltà che per primo ci ha dimostrato Dio facendosi uomo, assumendo la nostra natura umana. Quanta umiltà da parte sua e quanto confidare nell’umanità! Ed è per questo che ora noi possiamo confidare in Lui, perché siamo chiamati a diventare divini. Questa è la nostra speranza, questa è la nostra fede, questa è l’esperienza d’amore che siamo chiamati a fare. Eppure tante volte, nonostante la fede, la speranza e questa grande confidenza in Dio, qualche dubbio ci assale, qualche perplessità, qualche momento e non solo un  momento di difficoltà di credere in questo amore, nell’aver consapevolezza, ci sembra un Dio assente. “ Dov’è Dio? ”, più volte, nel corso di questa vita, questa domanda ci avrà raggiunto: “ Dov’è Dio? ”. La risposta sembra semplice, a volte banale, potrebbe anche perdere di significato, ma Dio è nel tuo cuore, nel mio cuore. Dio è dove ci si vuole bene.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Confidenza,adunque, torno ad inculcarvi sempre; nulla può temere un’anima che confida nel suo Signore ed in lui pone la propria speranza. Il nemico della nostra salute è pur anche sempre intorno a noi per strapparci dal nostro cuore l’àncora che deve condurci a salvezza, voglio dire la confidenza in Dio nostro Padre; teniamo stretta, stretta quest’àncora, non permettiamo giammai che ci abbandoni un solo istante, altrimenti tutto sarebbe perduto.</em><em> ( Ep.II,394)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Manca la riflessione.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dovete voi forse ricredervi che il Signore si sia ritirato da voi? Non sia mai, fratello mio; è la più grande ingiuria che si potrebbe fare ad un sì tenero Sposo. Egli è con voi, combatte con voi, e per voi … Gemete pure davanti a Gesù, bussate assiduamente al suo divin Cuore fino all’importunità, ma sappiate pure che la sua risposta che vi fa sapere a mezzo mio, non è diversa da quella ch’egli fece all’apostolo delle genti: <strong>“Ti basta la mia grazia”</strong></em><em>(2 Cor 12,9). </em><em>( Ep.IV,133)</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ fin dal giorno del battesimo che siamo pieni di grazia, pieni del suo amore, pieni dell’esperienza divina di comunione con Lui. E durante la crescita avremmo dovuto prenderne consapevolezza ed è un po’ strano come, a livello di fede, ci siano tanti alti e bassi. Dovrebbe essere un costante crescendo e invece a volte la fede si perde, poi si ritrova, poi si continua ad averla, a volte di più, a volte di meno. Questo confidare in Dio dovrebbe permetterci un crescendo nella fede. Mano a mano che la vita continua, dovremmo sempre più crescere in questo rapporto, in questa relazione con Dio, in questa consapevolezza, in questa confidenza, perché questa grazia non ci abbandona mai e dovremmo sempre averne consapevolezza. Chissà quante volte, pieni di grazia e inconsapevoli di tale dono, abbiamo detto “no” alla fede; proprio una contraddizione. Ma in fondo quel malessere che si sperimenta quando si pensa a un’assenza di Dio, che cos’è se non la grazia che esige di essere riconosciuta presente? Questo è il malessere spirituale: una grazia presente che non viene considerata. Questo è il malessere, perché poi, appena torna ad essere considerata, c’è il benessere, c’è la gioia più profonda, c’è l’esperienza della salvezza. Quindi quell’assenza di Dio in realtà non è l’assenza di Dio, ma è la sofferenza di non accorgersi della presenza di Dio e fa più male perché c’è. L’importante è che impariamo a riflettere in termini di fede, in termini di presenza di Dio, di confidenza con Lui, di autentica umiltà nei suoi confronti. Siamo pieni di grazia, la grazia necessaria per comprendere progressivamente i misteri della fede. E ogni giorno ne sapremo qualcosa di più.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario I, II, III, IV, II edizione, anno 1973, 1975, 1977, 1984 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span></p>

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		<title>Tutto per Dio &#8211; 13/07/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/08/tutto-per-dio-130710-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 08:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Tutto per Dio -

Dagli scritti di Padre Pio:
Che cosa è mai quel desiderio ardente che tu stessa senti di volere amare Dio? Chi ti ha messo nel cuore questa brama di amare il Signore? O figliuola, se in un’anima non ci fosse altro che la brama di amare il suo Dio, già c’è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-2421 alignleft" title="Dio Padre sa e dona gratuitamente tutto cio che e utile e prezioso ai suoi figli_by Miriam Scalici" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/08/Dio-Padre-sa-e-dona-gratuitamente-tutto-cio-che-e-utile-e-prezioso-ai-suoi-figli_by-Miriam-Scalici5.JPG" alt="Dio Padre sa e dona gratuitamente tutto cio che e utile e prezioso ai suoi figli_by Miriam Scalici" width="403" height="302" /> &#8211; Tutto per Dio -</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che cosa è mai quel desiderio ardente che tu stessa senti di volere amare Dio? Chi ti ha messo nel cuore questa brama di amare il Signore? O figliuola, se in un’anima non ci fosse altro che la brama di amare il suo Dio, già c’è tutto, c’è Dio stesso, perché Dio non è dove non c’è il desiderio del suo amore &#8230; Iddio può tutto rigettare in una creatura concepita in peccato e che ne porta l’impronta indelebile ereditata da Adamo; ma non può assolutamente (rigettare) il desiderio sincero di amarlo.</em><em>(Ep.III,721)<span id="more-2410"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il desiderio di amare Dio è in realtà una necessità del nostro cuore; è una necessità che ognuno di noi ha impressa nel cuore. Quando preghiamo per la conversione dei non credenti, preghiamo perché scoprano ciò che già è in loro, non c’è nulla di nuovo da inventare. L’esigenza di amare è scritta nei cuori, nei cuori di tutti gli esseri umani. E l’annuncio è proprio la scoperta di ciò che già c’è: ecco perché la vocazione di Gesù era quella di mandare in tutto il mondo. E quando ci accorgiamo di persone che non riescono a credere, notiamo sempre una certa inquietudine, notiamo sempre una certa insoddisfazione. Il peccato nostro è che certe volte anche noi abbiamo le insoddisfazioni, non mettendo al primo posto l’amore di Dio e quindi non siamo annuncio con la nostra vita. Quando ci si accorge di questa necessità di amare Dio e si scopre di essere amati per primi, buona parte della nostra esistenza è realizzata; il resto dipenderà da noi, ma è importante manifestare questa pienezza, questa realtà divina alla quale noi apparteniamo e che in qualche modo ci appartiene. E’ vero che in noi c’è un’ombra di peccato, ma è vero che c’è una luce infinita di grazia che elimina l’ombra. E’ in questi termini che ogni figlio di Dio, consapevole di tale realtà, deve ragionare e questo ragionamento diventa testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"> </span><span style="color: #800000;">____________________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando c’è amore, viene generata la vita; infatti è per il grande amore di Dio che ognuno di noi è stato generato; è per amore di Dio che l’uomo è stato creato; è per lo stesso amore che continua la nostra esistenza, che ha le tracce di eternità. In questo cammino terreno la realtà che più dovrebbe dominare è l’essere figli di Dio, questa filiazione divina. I figli hanno tracce indelebili dei propri genitori; ogni figlio parla, direttamente o indirettamente, del padre e della madre, e quindi ogni figlio di Dio parla di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ah, quanto buono è Gesù! Tu sii a lui grata e renditi sempre più degna dei suoi divini carismi. Lavora senza mai stancarti in mezzo ai figliuoli degli uomini per renderli tutti degni della figliolanza divina. Non temere la rabbia di satana che freme perché ti vede affaticarti per la causa di Dio… Tu sii sempre docile, essendo questo il distintivo del Salvatore. </em><em>( Ep. III,1062)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ importante questa raccomandazione: ” Lavora senza mai stancarti, in mezzo ai figlioli degli uomini, per rendere tutti degni della figliolanza divina ”. Nessuno di noi può sentirsi degno di essere figlio di Dio; è un privilegio di cui godiamo; è ancora una volta un suo atto di amore. Ma rendendocene costantemente conto, possiamo  veramente lavorare alla sua causa, che poi significa lavorare per la salvezza delle anime, per la salvezza del mondo. E la caratteristica di questo impegno dev’essere la docilità. Gesù ci ha detto:                  ” Imparate da me che sono mite ed umile di cuore ” . Con questa docilità si lavora alla sua causa, con questa mitezza, con questa umiltà si edifica il regno dei cieli e si porta a compimento il progetto della salvezza per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">____________________________________________________________________________<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dagli scritti di Padre Pio:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dunque se l’anima vuole unirsi a Dio in questa vita per grazia ed amore deve necessariamente privarsi di tutto ciò che per gli occhi può entrare, che può percepire coll’orecchio, fabbricarsi con l’immaginazione, comprendere col cuore. Inoltre l’anima non può distintamente in questa vita percepire se non ciò che cade sotto genere e sotto specie; ma Iddio non cade sotto nessuna specie né sotto nessun genere.</em><em>( Ep. IV,937)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Spesso i santi hanno avuto anche momenti di particolare difficoltà, perchè anche col cuore non riuscivano a sentire più niente: il nulla, la morte. Che cosa rimane? La fede; la fede più vera, la fede più autentica. Credo perché credo e basta. Si va sempre alla ricerca di una certa realtà sensibile, la fede non è sensibilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">____________________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tu sai bene che l’amore perfetto si acquisterà quando si possederà l’oggetto di quest’amore, che è Dio stesso; ma Dio non si possederà tutto e perfettamente, se non nella patria e non già nell’esilio. Quindi non essendo dato all’anima il totale possesso di Dio nell’esilio, nemmeno l’amore può possedersi con amore consumato, finché quest’anima peregrinerà su questa terra. Dunque se questa è la nostra condizione, perché tante ansie affannose e sconforti inutili? Brama e brama sempre, ma sia fatto con maggior confidenza e senza timore alcuno. </em><em>( Ep. III,721/722)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Questa esperienza di amore perfetto si farà quando Dio stesso verrà posseduto o per meglio dire, quando Dio stesso ci possederà completamente e quindi questa completezza, questa totalità non appartiene alla condizione terrena. Questo rimane sempre un esilio, cioè la condizione di una patria lontana, però, man mano che gli anni passano, ci avviciniamo sempre di più e dovremmo quasi entusiasmarci giorno per giorno verso l’incontro, invece umanamente giorno per giorno sembra quasi che abbiamo maggior paura, come se andassimo verso qualcosa di negativo e non verso il paradiso. E’ strana la nostra condizione umana, ma la fede ci fa capire il contrario. L’anima è pellegrina su questa terra ma è sempre più vicina al cielo, è sempre più vicina alla condizione di Dio e mentre il copro si va disfacendo, in realtà la vita vera va avvicinandosi e il nostro corpo non si va disfacendo ma si va perfezionando. La nostra realtà si va perfezionando, fino al giorno in cui veniamo trovati degni di partecipare della gloria di Dio. Ecco perché sono inutili gli affanni e gli sconforti, ma è la brama dell’amore di Dio che dovrebbe sempre dominare e crescendo nella fede questa attenzione a Dio dovrebbe dominare sempre di più e  rendere la nostra esistenza sempre più realizzata, sempre più gioiosa perché verso Dio stiamo andando. E’ Lui che incontreremo in maniera totale e definitiva; a Lui già apparteniamo ma quel giorno sarà un’appartenenza totale, per sempre e sicuramente nella gioia tutto sarà diverso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217;Epistolario III, IV, II edizione anno 1977, 1984 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.<br />
</span></p>
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		<title>Prediletti del Signore &#8211; 29 /06/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/07/prediletti-del-signore-29-0610/</link>
		<comments>http://www.evangelizzare.org/2010/07/prediletti-del-signore-29-0610/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 15:22:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[predilezione]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.evangelizzare.org/?p=2344</guid>
		<description><![CDATA[Commento MED. 29-06-10

Questi santi hanno saputo godere della presenza di Gesù e hanno saputo custodire nel proprio cuore, tutto ciò che riuscivano ad ascoltare e custodendo nel proprio cuore con amore, ciò che Dio donava loro,anche loro stessi si saranno sentiti in quel cuore che tutti ama, in quel cuore che tutti accoglie, quel cuore divino di Gesù, quel cuore su cui tante volte, in questo mese, abbiamo riflettuto. Ognuno cerca di entrare in quel cuore, soprattutto quelli che hanno maggiormente bisogno di amore e non sanno dove cercarlo, o comunque non riescono a trovarlo. E allora si rifugiano nel Cuore di Gesù.  Chiunque vi riesce trova pace, trova ristoro.    S. pio scriveva: “Le anime più afflitte sono le predilette…”
Trovare rifugio nel Cuore di Gesù, significa il più autentico cuore a cuore, lì dove non servono parole, ma i sentimenti dialogano tra loro. In questo dialogo si trovano tante risposte, quelle che il mondo non sa dare, quelle risposte che i sapienti del mondo non riescono nemmeno ad immaginare, ed ecco perché nel Cuore di Gesù si trova ristoro. Questo cuore a cuore con Gesù:”Imparate   da  me che sono mite ed umile di cuore”,quel cuore grande, quel cuore trafitto, quel cuore squarciato, quel cuore che ha dimostrato l’amore infinito; Gesù lo definisce umile, mite. C’è tanto da imparare per ognuno di noi.

La Chiesa tutta, che viene amata in maniera inimmaginabile da Dio e ognuno di noi
può trovare rifugio in questo amore, in questo cuore.     S. Pio scriveva:” Tu, senza comprenderlo appieno….”
Così anche ognuno di noi in questo cuore è, vive, si muove. In questo cuore
vive la dimensione del sacrificio, ogni volta che accettiamo la sua volontà. Alla scuola del Cuore di Gesù, diventiamo capaci di comprendere questa volontà,   di scegliere la sua volontà, a volte poi, anche di accettare la sua volontà. E’ bello pensare innanzitutto che è importante comprendere la sua volontà e sceglierla, non subirla,sentendoci protagonisti nel portare a compimento i progetti di salvezza che Lui propone ad ognuno di noi. Possiamo dire che per tanti, dinanzi all’amore di Dio, c’è un autentico fuggi, fuggi, perché l’amore di Dio  richiede impegno, a volte sacrificio, scelte difficili, ma questa è l’autentica esperienza della libertà. Scegliere l’amore di Dio come ideale della propria vita è la massima libertà che un essere umano possa sperimentare. Il mondo la vede come una schiavitù e tanti non si rendono conto, invece, di essere proprio schiavi del mondo, succubi del mondo. A noi il Signore ha donato la libertà dei figli di Dio. Chi è più libero di Pietro; chi più libero di S. Paolo, capace di combattere la legge nel nome dell’amore di Dio. Lui, un integralista assoluto, che va contro la legge perché capisce che la legge non salva; l’amore di Dio salva, la legge rende schiavi. L’amore di Dio libera e ti fa volare alto per darti la sensazione di andare verso Dio e già su questa terra pregusti il paradiso.

Alla scuola del Cuore di Gesù si fa questa esperienza di amore e  dovremmo tutti imparare ad amare. Il comandamento che Gesù ci ha lasciato:”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, è la vittoria sull’orgoglio, è la vittoria sull’egoismo, è l’essere visibili a Colui che ci ha creato, significa recuperare un po’ quell’immagine e somiglianza che il Creatore ha voluto imprimere nelle nostre esistenze.     
S. Pio scriveva: “Nessun’anima che abbia scelto…”
Scegliendo il Divino Amore ed offrendo a Lui la nostra vita, qualsiasi sia la chiamata o vocazione, non potremo più essere egoisti ma dovremo arrivare ad un amore per i fratelli, fino all’assurdo. S. Paolo parla di un amore che può arrivare alla mancanza di comunione con Cristo; un paradosso assurdo, ma la dimensione della sua scelta e delle sue azioni, hanno raggiunto vertici inauditi. Pietro, Paolo, autentici maestri, colonne portanti di tutta la Chiesa. Secoli di storia si reggono sul loro operato. Tutta la struttura della Chiesa si regge sull’esperienza di Pietro e tutta
l’evangelizzazione si regge sui messaggi di Paolo : la struttura e il contenuto. Una struttura senza contenuto servirebbe a poco; un contenuto senza struttura andrebbe perduto. Contenuto e struttura: la Chiesa, la madre Chiesa,alla quale ognuno di noi appartiene e nella quale facciamo esperienza dell’amore di Dio e della salvezza delle anime. La Chiesa può essere considerata davvero
un grande tesoro, tra i più preziosi. 

In questa esperienza di fede, riconosciamo che in tutti coloro che hanno voluto seguire più da vicino gli insegnamenti di Gesù, è stata presente una particolare attenzione per la salvezza delle anime. S. Paolo voleva che quel messaggio arrivasse in ogni parte della terra, affinché tutti, accogliendolo, potessero salvarsi e questo dovrebbe stare a cuore a tutti: la salvezza delle anime.                                Non c’è da   giustificarsi     per la nostra inadeguatezza ed incapacità; chi converte è il Signore, la potenza della sua parola, la potenza del suo amore. Il nostro compito è solo quello di annunciare e vivere, non di convincere. E’ Lui che cambia, noi siamo solo dei testimoni, e quanto più saremo     coerenti, quanto più saremo  fedeli a questo annuncio di salvezza, tanto più il Signore avrà possibilità di salvare. Grande è la nostra responsabilità nell’opera della salvezza.   S. Pio scriveva:”Tu, dinanzi a Gesù…”
La salvezza delle anime è generata dalla grazia di Dio che arriva attraverso la nostra condotta. Tutto ha fondamento nella bontà del Signore. Tante volte la nostra volontà non corrisponde alla sua, ma sia fatta la sua, sempre e per sempre. Testimone di questo il martirio di tanti santi che, senza dire nulla, hanno detto tutto. Sia fatta la tua volontà, fino a dare la vita: Pietro, crocifisso a testa in giù;Paolo, decapitato.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2349" title="prediletti del signore" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/07/prediletti-del-signore.jpg" alt="prediletti del signore" width="286" height="400" /> &#8211; Prediletti del Signore -</p>
<p style="text-align: justify;">Questi santi hanno saputo godere della presenza di Gesù e hanno saputo custodire nel proprio cuore, tutto ciò che riuscivano ad ascoltare e custodendo nel proprio cuore con amore, ciò che Dio donava loro, anche loro stessi si saranno sentiti in quel cuore che tutti ama, in quel cuore che tutti accoglie, quel cuore divino di Gesù, quel cuore su cui tante volte, in questo mese, abbiamo riflettuto. Ognuno cerca di entrare in quel cuore, soprattutto quelli che hanno maggiormente bisogno di amore e non sanno dove cercarlo, o comunque non riescono a trovarlo. E allora si rifugiano nel Cuore di Gesù.  Chiunque vi riesce trova pace, trova ristoro.    S. Pio scriveva:<span id="more-2344"></span><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le anime più afflitte sono le predilette del divin Cuore; e tu sta pur sicura che Gesù ha scelto la tua anima per essere la beniamina del suo Cuore adorabile. In questo Cuore tu devi nasconderti; in questo Cuore sfogare i tuoi ardenti desideri; in questo Cuore vivere ancora quei giorni che la provvidenza ti concederà; in questo Cuore morire, quando al Signore piacerà.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Trovare rifugio nel Cuore di Gesù, significa il più autentico cuore a cuore, lì dove non servono parole, ma i sentimenti dialogano tra loro. In questo dialogo si trovano tante risposte, quelle che il mondo non sa dare, quelle risposte che i sapienti del mondo non riescono nemmeno ad immaginare, ed ecco perché nel Cuore di Gesù si trova ristoro. Questo cuore a cuore con Gesù: ”Imparate da  me che sono mite ed umile di cuore”, quel cuore grande, quel cuore trafitto, quel cuore squarciato, quel cuore che ha dimostrato l’amore infinito; Gesù lo definisce umile, mite. C’è tanto da imparare per ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">________________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa tutta, che viene amata in maniera inimmaginabile da Dio e ognuno di noi può trovare rifugio in questo amore, in questo cuore. S. Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>… Tu … senza comprenderlo appieno, in questo Cuore sei nascosta; in questo Cuore tu sfoghi tutti i tuoi desideri; in questo Cuore tu sei, tu vivi e ti muovi; è in questo Cuore che io ti ho riposto, a questo Cuore io ho immolata la tua volontà… e stando così le cose, si comprende come mai l’anima tua non può, non deve rimanere inattiva e quasi egoista allo spettacolo che le si offre dinanzi nel mirare le creature che fuggono il lor creatore.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Così anche ognuno di noi in questo cuore è, vive, si muove. In questo cuore vive la dimensione del sacrificio, ogni volta che accettiamo la sua volontà. Alla scuola del Cuore di Gesù, diventiamo capaci di comprendere questa volontà, di scegliere la sua volontà, a volte poi, anche di accettare la sua volontà. E’ bello pensare innanzitutto che è importante comprendere la sua volontà e sceglierla, non subirla, sentendoci protagonisti nel portare a compimento i progetti di salvezza che Lui propone ad ognuno di noi. Possiamo dire che per tanti, dinanzi all’amore di Dio, c’è un autentico fuggi, fuggi, perché l’amore di Dio  richiede impegno, a volte sacrificio, scelte difficili, ma questa è l’autentica esperienza della libertà. Scegliere l’amore di Dio come ideale della propria vita è la massima libertà che un essere umano possa sperimentare. Il mondo la vede come una schiavitù e tanti non si rendono conto, invece, di essere proprio schiavi del mondo, succubi del mondo. A noi il Signore ha donato la libertà dei figli di Dio. Chi è più libero di Pietro! Chi più libero di S. Paolo, capace di combattere la legge nel nome dell’amore di Dio. Lui, un integralista assoluto, che va contro la legge perché capisce che la legge non salva; l’amore di Dio salva, la legge rende schiavi. L’amore di Dio libera e ti fa volare alto per darti la sensazione di andare verso Dio e già su questa terra pregusti il paradiso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">___________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Alla scuola del Cuore di Gesù si fa questa esperienza di amore e  dovremmo tutti imparare ad amare. Il comandamento che Gesù ci ha lasciato: ”Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi ”, è la vittoria sull’orgoglio, è la vittoria sull’egoismo, è l’essere visibili a Colui che ci ha creato, significa recuperare un po’ quell’immagine e somiglianza che il Creatore ha voluto imprimere nelle nostre esistenze. S. Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>… Nessun’anima che abbia scelto o di per sé o per gli altri … il divino amore ed a lui sacrificato il tutto, deve o può essere egoista nel Cuore di Gesù, ma necessariamente deve sentirsi ardere anche di quella carità verso i fratelli, che faceva esclamare l’apostolo delle genti: “ Optabam pro fratribus meis anathema esse a Christo: Ho lottato per i miei fratelli fino ad essere scomunicato da Cristo”(Rom.9,3).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scegliendo il Divino Amore ed offrendo a Lui la nostra vita, qualsiasi sia la chiamata o vocazione, non potremo più essere egoisti ma dovremo arrivare ad un amore per i fratelli, fino all’assurdo. S. Paolo parla di un amore che può arrivare alla mancanza di comunione con Cristo; un paradosso assurdo, ma la dimensione della sua scelta e delle sue azioni, hanno raggiunto vertici inauditi. Pietro, Paolo, autentici maestri, colonne portanti di tutta la Chiesa. Secoli di storia si reggono sul loro operato. Tutta la struttura della Chiesa si regge sull’esperienza di Pietro e tutta l’evangelizzazione si regge sui messaggi di Paolo : la struttura e il contenuto. Una struttura senza contenuto servirebbe a poco; un contenuto senza struttura andrebbe perduto. Contenuto e struttura: la Chiesa, la madre Chiesa, alla quale ognuno di noi appartiene e nella quale facciamo esperienza dell’amore di Dio e della salvezza delle anime. La Chiesa può essere considerata davvero un grande tesoro, tra i più preziosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">__________________________________________________________________</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questa esperienza di fede, riconosciamo che in tutti coloro che hanno voluto seguire più da vicino gli insegnamenti di Gesù, è stata presente una particolare attenzione per la salvezza delle anime. S. Paolo voleva che quel messaggio arrivasse in ogni parte della terra, affinché tutti, accogliendolo, potessero salvarsi e questo dovrebbe stare a cuore a tutti: la salvezza delle anime.                               Non c’è da  giustificarsi  per la nostra inadeguatezza ed incapacità; chi converte è il Signore, la potenza della sua parola, la potenza del suo amore. Il nostro compito è solo quello di annunciare e vivere, non di convincere. E’ Lui che cambia, noi siamo solo dei testimoni, e quanto più saremo coerenti, quanto più saremo  fedeli a questo annuncio di salvezza, tanto più il Signore avrà possibilità di salvare. Grande è la nostra responsabilità nell’opera della salvezza.   S. Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>… Tu dinanzi a Gesù e nel Cuore sacratissimo di Gesù palpiti anche di santi affetti verso gli altri; conosco i tuoi voti ardenti per la salvezza delle anime; di ciò ne sono certissimo e mi compiaccio della condotta ammirabile della divina grazia verso di te. Ma tutto questo ha il suo fondamento nella bontà del Signore e nella totale rinunzia della tua volontà… (Dall&#8217; Ep. III,319/320)<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">La salvezza delle anime è generata dalla grazia di Dio che arriva attraverso la nostra condotta. Tutto ha fondamento nella bontà del Signore. Tante volte la nostra volontà non corrisponde alla sua, ma sia fatta la sua, sempre e per sempre. Testimone di questo il martirio di tanti santi che, senza dire nulla, hanno detto tutto. Sia fatta la tua volontà, fino a dare la vita: Pietro, crocifisso a testa in giù;Paolo, decapitato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><em>Tratto dall&#8217; Epistolario III, II edizione anno 1977 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span><br />
</em></p>

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		<title>La Preghiera &#8211; 19/01/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/04/la-preghiera-190110/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 07:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>

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		<description><![CDATA[- La Preghiera -
Dagli scritti di Padre Pio:
Non tutti siamo chiamati da Dio a salvare anime ed a propagare la sua gloria mediante l’alto apostolato della predicazione; e sappiate pure che questo non è l’unico mezzo per raggiungere questi due grandi ideali. L’anima può propagare la gloria di Dio e lavorare per la salvezza delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2172" title="preghiera (2)" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/04/preghiera-21.jpg" alt="preghiera (2)" width="280" height="370" />- La Preghiera -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non tutti siamo chiamati da Dio a salvare anime ed a propagare la sua gloria mediante l’alto apostolato della predicazione; e sappiate pure che questo non è l’unico mezzo per raggiungere questi due grandi ideali. L’anima può propagare la gloria di Dio e lavorare per la salvezza delle anime mediante una vita veramente cristiana, pregando incessantemente il Signore che “ venga il suo regno “, che il suo santissimo nome “ sia santificato”, che “ non c’induca in tentazione”, che “ ci liberi dal male”… Pregate per i perfidi, pregate per i tiepidi, pregate per i fervorosi ancora, ma specialmente pel sommo Pontefice, per tutti i bisogni spirituali e temporali della santa chiesa, nostra tenerissima madre.  (Ep.II,70)<span id="more-2168"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vengono riproposte alcune parole della preghiera del Signore:”Venga il tuo regno”; per mezzo nostro oggi il regno dio Dio può essere annunciato ed edificato. Così noi siamo chiamati a santificare il nome di Dio, a mettere Dio al primo posto, a non lasciarlo così dinanzi ai nostri occhi come nel tempo dell’adorazione, ma, dopo averlo adorato, portarlo con noi nel cuore, nella nostra quotidianità, perché il suo nome sia santificato dalla nostra vita santa e non nominato invano. La grazia di Dio ricevuta ci rende forti nelle tentazioni, ci libera dal male e così siamo invitati a pregare per tutti coloro che non hanno fede, per coloro che rinnegano la fede, per i tiepidi, gli indifferenti, ma preghiamo anche per il sommo pontefice e per i bisogni della chiesa, proprio come la formula per l’indulgenza ci chiede di fare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Se puoi parlare al Signore, parlagli, lodalo, pregalo, ascoltalo; se non puoi parlare per essere rozza, non ti dispiacere… la (…) ragione per la quale uno si pone alla presenza di Dio nell’orazione è per parlargli e sentire la sua voce per mezzo delle sue ispirazioni ed illuminazioni interne, ed ordinariamente questo si fa con grandissimo gusto, perché è una grazia segnalata per noi il parlare ad un Signore così grande, il quale, quando risponde, spande sopra di noi mille balsami ed unguenti preziosi che recano una grande soavità all’anima, ascoltando i suoi comandi.(Ep.III,982)… Vigilanza e preghiera ed umiltà sono l’armi per vincere le tentazioni tutte, che non devono andare mai scompagnate da una fiducia illimitata in Dio, non mai arrestandoci a metà strada. (Ep.II,431)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">La preghiera deve aprirsi alle nostre parrocchie, alla nostra forania, alla nostra diocesi, alla chiesa intera, al mondo intero.la preghiera non è mai privata, personale; quando adoriamo Gesù noi siamo la chiesa che adora Gesù. Se siamo la chiesa che adora Gesù, portiamo nel cuore il mondo intero.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Centupli il numero delle anime elette, mandi santi e dotti ministri e santifichi quelli che vi sono e faccia per mezzo loro ritornare il fervore in tutte le anime cristiane. Accresca il numero dei missionari cattolici, poiché ancora una volta abbiamo a lamentare col divin Maestro“ le messi sono molte, gli operai sono pochi”.(Ep.III,62)… Preghiamo Dio, supplichiamolo che ci faccia conoscere la sua volontà, disponiamo la nostra a non volere cosa alcuna, se non per mezzo della sua e per la sua; vivi quieta, senza ansietà né agitazione di cuore…(Ep.III,316)<strong> </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni cristiano che prega è la chiesa che prega e questa è la modalità: pregare per la conversione di tutti, pregare perché ogni anima chiamata ad un servizio particolare, comprenda la vocazione e risponda con generosità, con fedeltà. Quando si prega bene l’anima non è inquieta, non c’è ansietà, non c’è agitazione di cuore. Significa forse che non preghiamo poi così bene se siamo spesso agitati, se siamo in ansia? I santi sono grandi maestri di vita spirituale; nel tumulto di questo mondo hanno mantenuto la serenità di cuore, perché la consapevolezza dell’amore di Dio donava loro la pace, quella stessa pace che Dio dona ad ognuno di noi, per vivere nella pace, nell’autentica pace, che è l’esperienza del sentirsi amati da Dio, l’esperienza del Dio con noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario II, III, II edizione anno 1975,1977, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span></p>

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		<title>Gesù Eucarestia &#8211; 12/01/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/04/gesu-eucarestia-120110/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 07:44:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Gesù Eucarestia -
San Pio scriveva:
Finita la messa, mi trattenni con Gesù pel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2126" title="eucarestia" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/04/eucarestia1.jpg" alt="eucarestia" width="320" height="247" /> &#8211; Gesù Eucarestia -</p>
<p style="text-align: justify;">San Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Finita la messa, mi trattenni con Gesù pel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l’espressione, si fusero. Non erano più due cuori che battevano, ma uno solo… Gesù n’era il paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non (mi) potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto… Viva il divin prigioniero! </em><em>( Ep.I ,273)<span id="more-2119"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il rendimento di grazie per la celebrazione della Messa dovrebbe essere il nostro modo di manifestare la fede. La parola stessa Eucarestia significa rendimento di grazie; celebrare la Messa significa celebrare il grazie a Dio per ciò che ci ha donato, per tutto ciò che ha fatto per noi e così, in alcuni momenti di ringraziamento, San Pio ci descrive la sua condizione di paradiso, addirittura quel cuore a cuore con Dio gli sembrava fosse un solo cuore. Il suo cuore batteva all’unisono con il cuore di Dio. Quanto doveva essere immerso in quell’amore! Quanto gli doveva appartenere! Quanto era diventato offerta sacra, San Pio, da sentirsi un tutt’uno con Dio e lo era realmente. Questo donarsi a Lui, questo affidarsi a Lui, questo scegliere ogni giorno di fare la sua volontà, ma sul serio, non a parole. Quante cose della fede noi diciamo a parole ma poi sono così lontane dalla realtà della vita. Nei santi, in questo caso in San Pio, arriviamo a vedere la coincidenza fra la volontà sua e la volontà di Dio, come atteggiamento costante. Dai suoi scritti, d&#8217;altronde, ci accorgiamo come ciò che lui dice raramente può definirsi umano: la maggior parte delle volte è proprio divino ed è proprio questo aspetto divino che ci invita alla riflessione, alla preghiera; queste lacrime davvero sante di San Pio per una gioia che non riesce a contenere. Auguriamoci di comprendere almeno in minima parte questa gioia dell’essere così in comunione con Dio. La realtà è che Dio è con noi completamente; siamo noi che non lo comprendiamo in pienezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quando Gesù chiamò i suoi apostoli per prima cosa li invitò a stare con Lui e poi li mandò a predicare. Ecco questo ci viene chiesto, prima di ogni azione, lo stare con Lui, stare con Gesù. Osservando la vita di San Pio possiamo dire che Lui è sempre rimasto immobile, lì con Gesù e tutto il mondo è andato da Lui e continua. Gesù ci invita a stare con Lui. Sembra che non ci sia mai il tempo per stare fermi, sembra che il tempo migliore sia quello in cui si fanno tante cose, e si è perso il gusto dello stare fermi, del godere, del pensare, del pregare; eppure, se fossimo invitati a stare con Gesù, nessuno lo rifiuterebbe, ma quando poi si capisce che bisogna stare lì fermi sembra, agli occhi del mondo, tempo perso, senza comprendere che è il tempo più prezioso, il meglio utilizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">San Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chi è che non si trova bene con Gesù? E qual è quell’anima che pensando a ciò che il divin Maestro asserisce: “ La mia delizia è conversare coi figliuoli degli uomini”, non si sente riempire tutto d’infinita allegrezza? Qual è quell’anima che può essere infelice a cui Gesù si è dato in eredità? O non è forse questo stesso Gesù che forma la delizia degli angioli e l’oggetto unico delle compiacenze del Padre celeste?&#8230; Spendiamo tutta la nostra vita in rendimenti di grazia al divin Padre, che nell’eccesso del suo amore per noi mandò questo suo Unigenito e nostro dolcissimo Amante! </em><em>(Ep.III,98,99)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ particolare questa espressione in cui Gesù afferma che la sua delizia è conversare coi figli degli uomini; dovremmo dire che la nostra delizia è conversare con Gesù e nessuno può essere triste se riceve Gesù come eredità. Gesù Eucarestia è l’eredità che il Padre ci ha lasciato, è il suo tesoro più prezioso e continua a donarcelo nel tempo; Gesù è l’eredità del Padre, il figlio suo, una ricchezza sempre a disposizione, una ricchezza sempre per noi. Chissà, forse se in chiesa ci fossero dei beni materiali da prendere e portare a casa, accorrerebbero persone in numero molto più elevato, invece c’è semplicemente Gesù e noi dalle Sue stesse parole, siamo considerati beati: ”Beati gli invitati alla cena del Signore”, o per meglio dire: ” Beati noi che abbiamo risposto all’invito”. Che privilegio straordinario! Davvero un grande privilegio. Godiamo di questa eredità preziosissima; non possiamo fare altro che rendere grazie a Dio per questa eredità così preziosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;</span></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio tentava sempre di renderci partecipi della sua esperienza di fede, della sua esperienza di comunione con Dio; egli invitava costantemente alla preghiera, tanto da aver organizzato gruppi che ormai, secondo il suo insegnamento,  sono presenti in ogni parte del mondo; gruppi per pregare, gruppi per andare all’essenziale, gruppi per vivere l’essenza della fede e per lasciarsi educare da Gesù Eucarestia e da Maria Santissima. Scriveva alle sue figlie spirituali:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>O figliuole mie! Quanto è bello il suo volto e dolci i suoi occhi e quanto buona cosa è lo stare accanto a lui sul monte della sua gloria! Ivi dobbiamo collocare i nostri desideri tutti e le nostre affezioni… Io desidero e voi non l’ignorate, il morire e l’amare Iddio: o la morte, o l’amore; giacchè la vita senza questo amore è peggiore della morte. </em><em>(Ep.III,405/6)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio invita a portare i nostri desideri , i nostri affetti  fino al paradiso; lì tutto trova senso, lì tutto è perfezione, purezza, autenticità e così i nostri desideri diventano autentici, puri; così i nostri affetti. E’ così che ci si perfeziona nell’amare Dio e si capisce anche, come dice San Pio: ” O l’ amore o la morte ”, perché una vita senza questo amore è peggiore della morte. Sentiamoci guardati da Gesù con quegli occhi sicuramente belli, dolci, come dice San Pio, ma soprattutto penetranti, occhi amorevoli che ti guardano l’anima e quando Gesù ci guarda l’anima, ci sentiamo sicuramente in imbarazzo per ciò che vede e ci invita quindi ad una conversione . Cerchiamo questo sguardo, incrociamolo, godiamo di questa vista, lasciamoci guardare, lasciamoci amare, lasciamoci trasformare.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"> &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ha detto il profeta Isaia: “ Un fanciullo è nato per noi, un figliuolo è stato donato a noi”. Questo fanciullo, è l’amoroso fratello, quello sposo amatissimo delle nostre anime, di cui la sacra sposa dei Cantici, in figura dell’anima fedele, cercava la compagnia… Questo figliuolo è Gesù; e la maniera di baciarlo senza tradirlo, di stringerlo fra le nostre braccia senza imprigionarlo; la maniera di dargli il bacio e l’amplesso di grazia e di amore, che egli aspetta da noi, e ci promette di rendere, si è, dice san Bernardo, il servirlo con vero affetto, di compiere colle sante opere le sue celesti dottrine che professiamo colle parole… e così finiremo nel bacio santo del Signore la vita nostra; bacio ammirabile della degnazione divina, onde non si avvicina, al dire di san Bernardo volto a volto, bocca a bocca, ma il creatore colla creatura, l’uomo con Dio reciprocamente si uniscono per l’intiera eternità. </em><em>(Ep.II,488/9)</em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">Questo pensiero di un Dio che viene nel tempo perché il tempo diventi eternità… Questo amore dello sposo che è Cristo per la sposa che è la chiesa… Lo sposo  è Cristo e la sposa  è ogni nostra anima, un’anima che cerca lo sposo; un’anima che cerca l’amore, che cerca di essere amata e di amare. In Gesù sicuramente questo è trovarlo ed è bello pensare a questa immagine di baciare Gesù senza tradirlo, stringerlo tra le braccia senza imprigionarlo, in questo amore tutto speciale che genera ancora amore. E’ in questo calarsi di Dio, è in questo ricevere il suo amore che il tempo si fà eterno. E’ il concetto più importante perché è legato alla risurrezione, è legato al paradiso, è legato alla vita eterna e questa eternità ormai ci appartiene; è questa eternità ciò che Dio è venuto a donarci; Dio è entrato nel tempo per andare oltre il tempo e donarci l’eternità. E’ l’idea che dobbiamo maggiormente fare oggetto della nostra riflessione, quasi come per allenarci, per abituarci a pensare che per noi non c’è un tempo limitato, non ci sono più limiti nell’amore di Dio, ma c’è solo l’eternità: questo è il dono, lo dobbiamo accogliere; è solo dopo averlo accolto che lo potremo, almeno in parte, comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217;Epistolario I, II, III, II edizione anno 1973, 1975, 1977 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi.</span></p>

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		<title>Amore e dolore &#8211; 09/03/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/03/amore-e-dolore-090310/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 11:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Amore e dolore -
Dagli scritti di Padre Pio:
Mi copro il volto di rossore; so benissimo che la croce è il pegno dell’amore, la croce è la caparra di perdono, e l’amore che non è alimentato, nutrito dalla croce, non è vero amore; esso si riduce a fuoco di paglia. Eppure con tale conoscenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2078" title="amore e dolore" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/03/amore-e-dolore.jpg" alt="amore e dolore" width="264" height="365" /> &#8211; Amore e dolore -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Mi copro il volto di rossore; so benissimo che la croce è il pegno dell’amore, la croce è la caparra di perdono, e l’amore che non è alimentato, nutrito dalla croce, non è vero amore; esso si riduce a fuoco di paglia. Eppure con tale conoscenza questo falso discepolo del Nazareno(…) va in cerca del pietoso cireneo che lo sollevi e lo conforti. Che pregio potrà avere questo mio amore presso Dio? Temo fortemente per questo, che il mio amore per Iddio non sia vero amore… Eppure, padre mio, ho grandissimo desiderio di soffrire per amore di Gesù. E come va poi che alla prova, contro ogni mio volere, si cerca qualche sollievo? Quanta forza e violenza debbo farmi in queste prove per ridurre al silenzio la natura, diciamola così, che reclama altamente di essere consolata. </em><em>( Ep.I,571/572)<span id="more-2075"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Mi copro il volto di rossore….” Ancora una volta questa esperienza di dolore e di amore, di cui San Pio è davvero maestro. Lui stesso capisce che umanamente, quando c’è un dolore, si cerca la consolazione, ma lui stesso comprende che, quando c’è un dolore, bisogna saperlo considerare espressione di amore. Allora il vero amore è accompagnato anche da questa dimensione di dolore, di offerta. Il vero amore non è mai ribellarsi, lamentarsi, cercare conforto, ma è offerta, l’offerta di sé, è un incontro con un Dio tutto particolare. In fondo Gesù Eucaristia ci ricorda proprio questo: un Dio che si è dato completamente per noi. Se Gesù Eucaristia è sull’altare è perché Dio stesso in Gesù Cristo ha donato se stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Signore ci ha ricolmati del suo amore, di questo dono inestimabile, un dono che spesso non siamo capaci di utilizzare in modo migliore. L’esperienza dell’amore è un’esperienza divina e spesso questa parte divina di noi è messa da parte, dimenticata. Tante volte abbiamo pregato e detto: &#8211; Sia fatta la tua volontà, Signore &#8211; , ma poi, quando la sua volontà arriva, ci trova ribelli. Scriveva S.Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iddio, dopo tanti benefici compartitici senza alcun nostro merito, si contenta di un sì tenuissimo dono, qual’è la nostra volontà. Offriamogliela con il medesimo divin Maestro in quella sublimissima preghiera del Pater noster…: “<strong> Sia fatta la volontà tua come in cielo così in terra </strong>”. Offriamo, sì, questa nostra volontà con quel medesimo sentimento con cui il nostro divin Maestro per noi l’offerse al Padre suo. Offriamogliela e sia un’offerta totale e tale ancora sia nella pratica della vita. Non facciamo come quei bambini, i quali avendo dato in dono un gioiello subito o quasi subito pentiti dell’offerta fatta con lagrime ne la richiedono, altrimenti la nostra offerta sarebbe irrisoria.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em><em>( Ep. II,341/342)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ci capita proprio questo: diciamo sia fatta la tua volontà, ma poi preferiremmo la nostra. Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Ed ecco che la terra dovrebbe essere un riflesso del cielo; dovremmo orientare sempre la nostra volontà ad essere un riflesso della vita celeste. Chiediamo sempre al Signore di comprendere la sua volontà, di esserne i protagonisti,  non rassegnati esecutori.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza del dolore e dell’amore dovrebbe appartenere alla nostra quotidianità. Ogni giorno siamo chiamati ad offrire, ogni giorno è un dono   ma spesso ogni giorno riserva anche qualche difficoltà, qualche delusione, qualche tradimento ed è allora che l’anima si presenta al Signore sofferente. Mentre nel mondo si cerca una giustizia che a volte ha più il sapore della vendetta, l’anima cerca altro, cerca ciò che Dio può darle: questa profonda condivisione con Lui, una storia fatta di passione, morte, ma soprattutto risurrezione. P. Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tra la giornata e tra gli affari, il più spesso che puoi, esamina se il tuo amore sia impegnato troppo avanti; se non sia punto disordinato; e se ti tieni sempre per una delle mani di nostro Signore. Se ti trovi soverchiamente imbarazzata, calma la tua anima, e rimettila in riposo; in tempo di pace e di tranquillità moltiplica gli atti di dolcezza, e così avvezzerai in questo santo esercizio il tuo cuore alla mansuetudine. Le piccole tentazioni non combatterle con le dispute e contestazioni, ma sibbene con un semplice ricorso del tuo cuore a Gesù crocifisso, come se per amore andassi a baciare il suo costato ed i suoi piedi. Non ti affannare a fare molte orazioni vocali; e quando preghi e senti il tuo cuore portato all’orazione mentale, lascia che ci vada arditamente. </em><em>( Ep.III,672)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Capita a tutti di essere sempre troppo impegnati, ma forse tutti i nostri impegni sono un po’ un disordine per l’anima nostra e allora è bene tornare spesso in comunione con il Signore. Le tentazioni sono piccoli combattimenti, ma S.Pio ci invita ad esercitare il nostro cuore alla mansuetudine. La mansuetudine è l’opposto dell’arroganza, l’opposto della presunzione,ci allontana l’ira. Dobbiamo guardare Gesù crocifisso per rendere mansueto il nostro cuore. L’immagine che ci propone S. Pio è particolarissima, come se per amore andassi a baciare il suo costato e i suoi piedi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario I, II, III, II edizione anno 1973, 1975, 1977 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><br />
</span></p>

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		<title>Niente ti turbi- 23/02/&#8217;10</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/03/niente-ti-turbi-230210/</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 09:53:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[quaresima]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Niente ti turbi -
Il cammino della quaresima, preso sul serio, è davvero impegnativo; ci chiede tante energie. Ci chiede un po’ di sforzo, un po’ di sacrificio e di avere delle attenzioni che comunemente non abbiamo, come se ognuno volesse scoprire una dimensione nuova, alla quale però appartiene la conversione, quindi la grazia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2027" title="niente ti turbi" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/03/niente-ti-turbi.jpeg" alt="niente ti turbi" width="450" height="262" /> &#8211; Niente ti turbi -</p>
<p style="text-align: justify;">Il cammino della quaresima, preso sul serio, è davvero impegnativo; ci chiede tante energie. Ci chiede un po’ di sforzo, un po’ di sacrificio e di avere delle attenzioni che comunemente non abbiamo, come se ognuno volesse scoprire una dimensione nuova, alla quale però appartiene la conversione, quindi la grazia di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">S. Pio scriveva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le  fitte tenebre mi coinvolgono tutto; una forza potentissima di essere quasi invisibile mi disperde; e mentre ritento a raccogliere i residui dispersi delle mie facoltà, tutto torna a smarrirsi e viene come stritolato ed annullato dal tutto. Mio Dio! Sono a te in profonda confusione; a te che sei quel che sei. Io … nulla meschino, degno solo del tuo disprezzo e della tua commiserazione, ma … rifletto che ho da far col Dio, che è mio. Ah! Sì. E chi vuol contendermelo?&#8230;io mi domando se nel mio credere senza sentirlo vi( …) sia mancanza a quell’uniformità voluta da Dio. Ahimé ! i sentimenti che si suscitano in me in proposito toccano i due estremi, si cozzano fra loro, e riducono l’anima quasi nell’impotenza di reagire, tenendola nel più duro martirio, e di giorno e di notte. </em><em>( Ep. I, 1105)<span id="more-2021"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo a che fare con Dio, abbiamo a che fare con colui che ci ha creati, con colui che ci ama, con colui che vuole portarci a salvezza. Anche noi tante volte siamo in confusione, anche noi dobbiamo riconoscerci meschini, degni solo di disprezzo da parte di Dio. Dio dovrebbe commiserarci e invece ci ama e vuole che ci lasciamo amare. Quell’esame di coscienza che spesso ci viene proposto in tempo di quaresima, quell’attenzione ai nostri peccati per fare spazio alla grazia di Dio che perdona, che salva. Dinanzi a Gesù possiamo già iniziare ad aprire il nostro cuore, comunicare i nostri sentimenti più profondi, chiedere una parola di conforto.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa avviene in me? Dio dove potrò trovarlo? Il mio Dio dov’è? È un cerchio illimitato che mi riduce sempre al principio come al fine … Dio mio, padre mio, io non ne posso più. Mi sento morire di mille morti in ogni istante. Mi sento divorare da una forza misterioso, intima e penetrante che mi tiene sempre in dolce, ma dolorosissimo deliquio. Che cosa è mai questo? Lamentarsi con Dio di tanta durezza, è colpa? E se è colpa, come si fa a soffocare questi lamenti quando una forza, a cui non si può resistere, mi spinge senza poterla frenare in nessun modo, a lamentarmi col dolce Signore ? </em><em>(Ep. I, 1105/1106)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quante volte ti sarà capitato di non riuscire ad avvertire la presenza di Dio, la presenza del suo amore. E quante volte ci siamo sentiti un po’ smarriti. Il nostro riferimento è Lui. Scrive S. Pio:” Cosa avviene in me…” Questa profondità di colloquio spirituale tra S. Pio e Dio è davvero un miracolo. S. Pio, pur non avvertendo questa presenza, la incontra. E’ un’esperienza che a volte anche a noi capita di fare ; questa  ricerca di Dio così sofferta e nello stesso tempo c’è già la serenità, c’è già la pace. Non è colpa di nessuno: è la nostra umanità che deve convertirsi, che deve tendere alla perfezione. E’ la nostra umanità che deve accogliere la divinità e trasformarsi in divino. Proviamo a non lamentarci con Dio, proviamo ad invocarlo,  proviamo a seguirlo dopo averlo ascoltato, proviamo un’autentica comunione con Lui.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questo discorso  di una  riflessione su noi stessi, sulla nostra realtà, sulla nostra conversione  più autentica  troviamo sempre il peccato in agguato, troviamo sempre la tentazione dello scoraggiamento, la tentazione del non provarci nemmeno. Ci sentiamo quasi sempre in torto nei confronti di Dio ma c’è bisogno di abbandonarci a Lui, come Lui dalla croce si è abbandonato al Padre ed è proprio in quel momento che ha ritrovato il Padre. In certi momenti c’è bisogno di affidarsi al Padre.  S. Pio scriveva :</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dio mio, non voglio, no, disperare: non voglio, no, far torto alla vostra infinita pietà, ma sento in me, non ostante tutti questi sforzi di confidenza, vivo, chiaro, il fosco quadro del vostro abbandono e del vostro rigetto. Mio Dio, io confido, ma questa confidenza è piena di tremori … Oh Dio mio! Se potessi anche in minimo afferrare che questo stato non sia un vostro rigetto e che io in questo non vi offenda, sarei disposto a soffrire centuplicato questo martirio. </em><em>(Ep. I,1264)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Dobbiamo renderci conto che ogni nostro peccato è un’offesa a Dio. Il dolore di aver offeso Dio, di aver oltraggiato l’amore di Dio, questo deve farci soffrire. Questa sensazione di inadeguatezza dinanzi a Dio che S. Pio addirittura definisce “rigetto”, quando manca la comunione con Dio  ci si può sentire rigettati da Dio, anche se Dio non farebbe mai una cosa del genere ad un proprio figlio, ma questo dipende da noi, da ciò che sente il nostro cuore, da ciò che comprende la nostra anima. Ma S. Pio, che aveva questa profonda esperienza spirituale nel rapporto con Dio, capisce che il dolore non è segno dell’essere disprezzati da Dio, che il dolore è il segno di ciò che lui può offrire a Dio e allora per questa comunione è pronto anche a soffrire cento volte di più,  perché la sofferenza non è il segno della vergogna o il segno dell’ essere abbandonati da Dio, ma è l’occasione per confidare maggiormente in Lui; è la situazione per divenire offerta, come Gesù è stato offerta su quell’altare della croce, vittima di sacrificio. Qualche volta anche noi dobbiamo saperci sentire offerta, vittima di sacrificio, quindi non un lamento, non una ribellione.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">In questa esperienza del dolore per amore troviamo S. Pio spesso consapevole protagonista. Non è certo un caso che Gesù abbia scelto proprio lui per imprimere visibilmente i segni della sua passione. S. Pio ha saputo offrire se stesso, ha saputo sentirsi dono a Dio. Lui si riconosceva poca cosa, ma chissà che preziosità agli occhi di Dio. Il suo cuore era sempre teso a Dio, lui stesso lo dice. Questi erano i tratti visibili della sua santità, una santità di cui certamente non era consapevole, ma tutti se ne accorgevano. Solo lui si sentiva questa umile creatura rigettata da Dio, addirittura, dove tutti intorno lo riconoscevano santo e accorrevano a lui. S. Pio scriveva :</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ho lasciato tutto per piacere a Dio e mille volte avrei data la mia vita per sugellare il mio amore a lui, ed ora, o Dio, quanto mi riesce amaro, nel sentire nell’intimo del cuore che egli è irritato contro di me, non posso, no, trovare pace alla mia sventura. Il mio cuore tende irresistibilmente verso il suo Signore con tutto il suo impeto, ma una mano di ferro mi respinge sempre … figuratevi un povero naufrago, abbracciato ad una tavola del bastimento, cui ogni fiotto ed ogni folata di vento minaccia di annegare … e questo stato mi fa soffrire persino nella più alta notte, quando più che mai mi sforzo di trovare il mio Dio. </em><em>(Ep.I,1264)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ difficile, forse impossibile comprendere questo stato d’animo, quasi una condizione di perdizione, quel non sentire Dio e quel cercare Dio, quell’incontrare Dio sempre e non accorgersene. Mistero della fede! Quell’essere così legati e innamorati di Dio, ma non accorgersi della sua presenza, perché a volte Dio ci chiede la fede più pura, più assoluta, senza sentire, a volte anche senza comprendere. Quel che conta è esserci, l’essere in Dio.   La   preziosità  del nostro essere in Dio, del nostro tendere costantemente a Lui, anche quando non ci accorgiamo della sua presenza, anche quando non percepiamo il suo amore ma sappiamo che è sempre infinito per ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario I, II edizione anno 1973, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span></p>
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		<title>Dio &#8211; Anima:unione d&#8217;amore &#8211; 26/01/&#8217;10</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 18:24:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Dio &#8211; Anima: unione d&#8217;amore -
Dagli scritti di Padre Pio:
Iddio vuole sposarsi coll’anima in fede e l’anima che deve celebrare questo connubio in fede pura deve camminare, la quale soltanto è mezzo adatto ed unico per questa unione d’amore… Iddio con una luce altissima penetri tutta l’anima, intimamente la trafigga e tutta la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2009" title="dio-anima" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/03/dio-anima.jpg" alt="dio-anima" width="193" height="200" /> &#8211; Dio &#8211; Anima: unione d&#8217;amore -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iddio vuole sposarsi coll’anima in fede e l’anima che deve celebrare questo connubio in fede pura deve camminare, la quale soltanto è mezzo adatto ed unico per questa unione d’amore… Iddio con una luce altissima penetri tutta l’anima, intimamente la trafigga e tutta la rinnovi. Questa luce altissima, che Iddio fa scendere in dette anime le investe in modo penale e desolante il loro spirito… esse non sono presentemente in grado di comprendere questa divina operazione…e questo avviene per esse per due ragioni; la prima per parte della stessa luce, la quale è sì eccelsa e sì sublime da sorpassare (…) la capacità delle loro anime, da essere causa ad esse piuttosto di tenebre e di tormento, che di luce. La seconda ragione è per la bassezza ed impurità delle stesse anime per cui (…) diventa oscura quest’altissima luce… riempendole di pene grandi nell’appetito sensitivo, e di gravi angustie e pene orrende nelle potenze spirituali. </em><em>(Ep.I,441)<span id="more-2007"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio dice che Iddio vuole sposarsi con la nostra anima. Non è facile comprendere la profondità di questa relazione. I mistici sono riusciti ad avere un minimo di questa consapevolezza. Per noi è molto più difficile, per noi che siamo presi da mille cose, le cose di questo mondo. Probabilmente noi non siamo chiamati a queste esperienze così profonde, ma di certo siamo chiamati a portare la consapevolezza dell’amore di Dio nel mondo. Anche se non possiamo trascorrere ore ed ore in preghiera, possiamo offrire al Signore ogni ora della nostra vita, affinché anche se noi non possiamo stare esclusivamente con Lui, Lui riesca a stare esclusivamente con noi. Questa è la differenza tra noi e Dio, che noi stiamo con Lui occasionalmente, Lui è con noi per sempre: “Io sarò con voi per sempre”. E la sua è una parola di verità e di certo non voleva intendere solo la presenza eucaristica, ma Lui è proprio con noi perché ha fatto di noi la sua dimora e quindi vive con noi, vive in noi, vive per mezzo nostro e quello che più mi fa problema è pensare che per mezzo mio,cosa faccio vivere a Dio? Cosa gli faccio vedere, cosa gli faccio dire, cosa gli faccio sentire, cosa gli faccio fare? I mistici, rapiti da questa consapevolezza, rimanevano in estasi. Noi continuiamo a fare, fare, fare. Con troppa superficialità pensiamo a Dio e che tutto quello che facciamo Lui lo fa con noi. Questo pensiero ci aiuti a non fare cose sbagliate, a non fare cose inutili, a non fare atti peccaminosi, perché Dio ci lascia una tale libertà da rimanere davvero stupiti, senza parole, solo capaci di dire: ” Eccomi, Signore, ancora una volta ricomincio con Te, ricomincio da Te, in questa ricerca di comunione profonda, affinché la mia vita possa trasformarsi nella tua”. Più volte S. Pio si è avventurato in questo viaggio interiore, perché si sarà più volte accorto da dove proveniva la voce di Dio, si sarà accorto di cosa diceva a lui la sua stessa anima, perché Dio parla all’anima e l’anima parla a noi. E’ questa un po’ la vita dei santi: mettere in evidenza ciò che Dio ha detto alla loro anima, perché i santi sono maggiormente capaci di accorgersi dell’anima. La loro conversione gli ha permesso di potersi accorgere, quasi di toccare, in termini umani, la realtà della propria anima. Noi stessi ne facciamo discorsi di concetto; per loro era maturare un’esperienza e così S. Pio scrive ancora: &#8221;   Comprendo che l’anima….  ”</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Comprendo che l’anima in cui vi abita Dio teme sempre ad ogni passo che fa di offendere Iddio e questo timore diventa insopportabile, se questo santo timore si versa su l’adempimento dei propri doveri… se lo stare in piedi dipendesse da noi, sicuramente al primo soffio noi cadremmo nelle mani dei nemici di nostra salute. Confidiamo sempre nella divina pietà e così esperimenteremo sempre più quanto buono sia il Signore. </em><em>(Ep.IV,193)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Scriveva S. Pio: ”Iddio vuole sposarsi..”  E allora questa unione di Dio con l’anima è davvero una luce che penetra tutta l’anima. E’ troppo difficile trovare parole, anche per i santi, per spiegare questa presenza di Dio nell’anima e questa intesa, perché l’anima è una scintilla di Dio nella nostra vita e a volte purtroppo rimane nell’oscurità. Allora l’amore di Dio la trafigge per farla tornare ad essere luce, luce della nostra esistenza. Certo, S. Pio sottolinea la difficoltà nel comprendere quest’azione divina, perché l’anima è spesso nell’oscurità, l’anima vive le impurità, risente delle nostre impurità, risente dei nostri peccati, l’anima soffre. Noi non ce ne accorgiamo, ma certi nostri malesseri, che non sono fisici, non sono psicologici, sono i dolori dell’anima, perché l’anima risente di ciò che il nostro corpo compie. L’anima ne  risente e nell’incontro con Dio viene trovata sofferente, oscurata e quando è trafitta da questa luce, reagisce e tenta di dire alla nostra esistenza: “Rinnovati! Risorgi! Cambia! Trasformati! Convertiti!”. Quella profonda voce interiore che chiamiamo coscienza, è la voce della nostra anima che incontra Dio e grida forte dentro di noi. Quando c’è sensibilità nella vita spirituale, si avvertono queste realtà. E’ il tempo della grazia, è l’esperienza della salvezza che si fa prossima, che ci raggiunge, che chiede di essere accolta ed ecco che entrano in gioco la nostra volontà, il nostro impegno, le nostre scelte di fede. E’ tutta vita spirituale, è tutto un dono di Dio, non semplice da comprendere, ma davvero importante da sperimentare; dobbiamo solo lasciarci guidare da Lui, abbandonandoci a Dio, abbandonandoci in Dio, abbandonandoci al suo amore e fare come dice Lui, soprattutto quando parla la nostra anima e la nostra anima parla a noi stessi un linguaggio che riusciamo in qualche modo anche a comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi e’ l’amore di Dio che ci sostiene e la nostra anima dovrebbe prestare spesso attenzione a non compiere passi che possano offendere Dio; quindi non evitare di peccare perché non si fa, ma non peccare per non offendere Dio, non peccare per non andare contro l’amore di Dio, non peccare perché Dio con noi non può condividere il peccato. Nel mondo del peccato è come se Lui dovesse prendere un po’ le distanze, perché non può peccare con noi. Nel momento del peccato  l’anima si sente separata da Dio, ma l’anima e Dio sono una cosa sola, l’anima è una scintilla divina! Si crea una contraddizione nel profondo del nostro essere perchè noi siamo fatti per coniugare il peccato alla grazia, ma siamo fatti per la grazia, per l’amore. E quando arriva il peccato, l’anima soffre perché in quell’istante, in quel tempo Dio si ritrova separato da noi, non in comunione. Ecco il timore del peccato. Confidare in Dio significa rivolgerci a Lui per trovare costantemente la forza di dire no al peccato, la forza di non lasciarci andare, perché questa è la tentazione: ci si lascia un po’ andare. A volte non bisogna decidere per il peccato, basta lasciarci un po’ andare e questo ci danneggia, intimamente è una grande sofferenza alla quale spesso, però, non sappiamo dare una spiegazione. Questo discorso sull’anima stava particolarmente a cuore a S. Pio, forse perché i santi hanno maggiore consapevolezza di questa realtà dell’anima e quindi scrive ancora: ” Ma cosa sono, o figliuola…”</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma cosa sono, o figliuola,  le ricerche affannose che il cuore si sente di fare incessantemente del suo Dio? Un effetto dell’amore che tira e dell’amore che spinge. E perché l’Amore fugge? Per amare e per acuire l’amore… Tieniti ferma; che niuna cosa ti rimuova. È ancora notte, ma si avvicina il giorno; no, non tarderà a comparire. Intanto pratica il detto di Davide: “ Innalzate le vostre mani dalla parte del luogo santo durante la notte, e benedite il Signore”. </em><em>(Ep.III,630)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Queste parole corrispondono al desiderio grande di Dio, di chi lo ha sperimentato e quindi ne è continuamente alla ricerca, se ne sente tutto il pathos in queste parole. Sembrano più un poesia che un consiglio spirituale, più un&#8217; esperienza divina che una spiegazione, un effetto dell&#8217;amore che tira e dell&#8217;amore che spinge. Chissà cosa si sentiva S. Pio dentro, in questa ricerca affannosa del suo Dio che il suo cuore sentiva incessantemente ! &#8211; Perché questo amore non c’è? Per fare aumentare l’amore -. Rendiamoci conto di  cosa arrivavano a scrivere i santi. &#8211; Perché certe volte ti manca l’amore? Perché sia più forte l’amore -, perché mentre lo cerchi lo generi e più lo cerchi più ce n’è e più ne fai esperienza. Non sono cose umane, non ci sono leggi fisiche che possono corrispondere a queste realtà. Sono le leggi di Dio, le leggi dell’anima, le leggi dell’amore. E allora S. Pio ci invita a dire che questa ricerca così forte, se ci capitasse, è come chi è nella notte e spera e guarda verso il giorno ma intanto loda il Signore, intanto vive questa realtà, di essere un cercatore dell’amore di Dio per essere sua dimora. San Pio ci ha voluto portare a contemplare le realtà dell’anima in comunione con Dio, con queste &#8220;parole consiglio&#8221; che egli soleva dare a chi guidava spiritualmente, per condurre alle vette della santità.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Figliuola mia, (…) esercita assai il tuo cuore nella dolcezza interiore ed esteriore, e tienilo in tranquillità fra la molteplicità degli affetti che hai. Guardati assai dalle angustie, che sono la peste della vita spirituale, e continua a tenere l’anima tua in alto, non riguardando questo mondo per altro che per disprezzarlo, né il tempo che per aspirare all’eternità. Sottoponi spesso la tua volontà a quella di Dio, essendo pronta ad adorarla tanto quando ti manderà delle tribolazioni, come al tempo delle consolazioni. </em><em>(Ep.III,756)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora l’esercizio del nostro cuore nella dolcezza interiore ed esteriore, nella tranquillità fra la molteplicità degli affetti che abbiamo. Poniamo distanza dalle angustie che sono la peste della vita spirituale. Noi siamo i figli di Dio e viviamo per godere di questa realtà. A volte ci illudiamo di essere i salvatori dell’umanità; se non facciamo tutto quello che pensiamo si debba fare, il mondo non crolla. Non si angustiava Gesù, che doveva salvare il mondo intero, ci angustiamo noi? Sembra esagerato, ma certe volte parte di questo mondo sarebbe proprio da disprezzare, cioè da abbassare di prezzo: dargli meno valore di quello che appare o di quello che gli diamo, perchè dobbiamo essere capaci di dare maggior valore ad altro. Dobbiamo dare maggior valore al godere di questa esistenza per fare queste esperienze divine; invece l’angustia e l’affanno non servono a niente, non risolvono niente e ci fanno anche perdere le esperienze più profonde. Quante cose si comprendono pregando e leggendo queste esperienze dei santi! Rendiamo grazie a Dio per ciò che ci dona e cerchiamo di essere questi cercatori del suo amore, cerchiamo di prestare queste attenzioni all’anima nostra, cerchiamo di diventare sempre un rendimento di grazie, in opposizione alle inquietudini del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217;Epistolario I, III, IV, II edizione anno 1973, 1977, 1984, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span></p>
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		<title>Angelo Custode &#8211; 02/10/&#8217;07</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/02/angelo-custode-021007-2/</link>
		<comments>http://www.evangelizzare.org/2010/02/angelo-custode-021007-2/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 09:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[angelo]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[
 &#8211; Angelo Custode -
Dagli scritti di Padre Pio:
Il tuo buon angelo custode vegli sempre su di te, sia egli il tuo condottiero che ti guidi per l’aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani affinchè tu non dia piede in qualche sasso; ti protegga sotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1978" title="angelo custode" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/02/angelo-custode.jpeg" alt="angelo custode" width="302" height="400" /> &#8211; Angelo Custode -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il tuo buon angelo custode vegli sempre su di te, sia egli il tuo condottiero che ti guidi per l’aspro sentiero della vita; ti custodisca sempre nella grazia di Gesù, ti sostenga con le sue mani affinchè tu non dia piede in qualche sasso; ti protegga sotto le ali sue dalle insidie tutte del mondo, del demonio e della carne… Come è consolante il pensiero che vicino a noi sta uno spirito, il quale dalla culla alla tomba non ci lascia mai un istante, nemmeno quando osiamo peccare. <span id="more-1974"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Rendiamo grazie per la presenza di questi angeli. E’ bello pensare che dalla culla alla tomba non ci lasciano mai stare. E mi piace pensare che nel momento della morte accompagnano la nostra anima fino al paradiso; è questo il loro compito. L’angelo custode ci viene affidato fin dal momento del concepimento; ci accompagna per tutta l’esistenza e quando l’anima si stacca dal corpo l’angelo porta, accompagna l’anima in paradiso e possiamo immaginare che in quel momento termina la sua missione. Questa è una missione preziosa, è una missione che ci guida, ci protegge. Dobbiamo prendere un po’ di confidenza con l’angelo custode, non trascurarlo troppo, ma renderci conto della sua esistenza, della sua presenza e poiché il suo compito è quello di essere un messaggero, è colui che prende e porta a Dio le nostre opere, i nostri pensieri, i nostri desideri. Chiediamoci che azioni porta, che pensieri porta, che desideri vengono presentati a Dio dal nostro angelo. San Pio ci invita anche a trattarlo come un confidente, pronto a consolarci. Se sapessimo comprenderlo! Certe volte ci sembra veramente di essere proprio lontani dalla fede, sembra che certe cose le ascoltiamo per la prima volta. Se sapessimo comprendere la preziosità di questa presenza!</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Questo spirito celeste ci guida, ci protegge come un amico, un fratello. Ma è oltremodo consolante il sapere che quest’angelo prega incessantemente per noi, offre a Dio tutte le azioni e opere che compiamo, i nostri pensieri, i nostri desideri, se son puri. Deh!, per carità, non dimenticare questo invisibile compagno, sempre presente, sempre pronto ad ascoltarci, più pronto ancora a consolarci. O deliziosa intimità, o beata compagnia che l’è questa, se sapessimo comprenderla!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Appartiene alla misericordia di Dio, all’amore di Dio quello di averci affidato ad un angelo. San Pio ci invita a ricordarci della sua presenza e a ringraziarlo e pregarlo, a tenergli buona compagnia. In realtà è lui che tiene compagnia a noi. Uno dei segni dell’amore di Dio è farci capire che non vuole che siamo mai soli: potremmo fuggire anche da tutti e da tutto ma l’angelo rimane con noi. E’ bello pensare anche alla sensibilità e alla delicatezza di questa creatura: chissà quante volte viene offeso e turbato dai nostri atteggiamenti, dalle nostre realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Abbilo sempre davanti agli occhi della mente, ricordati spesso della presenza di quest’angelo, ringrazialo, pregalo, tiengli sempre buona compagnia. Apriti e confida a lui tutti i dolori; abbi continuo timore di offendere la purezza del suo sguardo. Sappilo e fissalo bene nella mente. Egli è così delicato, così sensibile.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vi ripeto spesso che mentre riflettiamo su questi scritti comprendiamo che la realtà dei santi è molto diversa dalla nostra. I santi la loro realtà ce la comunicano con estrema naturalezza, anzi, sentendosi anche molto manchevoli. Rivolgiamoci ai nostri angeli, ne sperimenteremo i benefici effetti. Alla scuola dei santi c’è tanto da imparare. Mettiamoci a questa scuola!</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non dir mai di essere sola a sostenere la lotta con i nostri nemici; non dir mai di non avere un’anima alla quale puoi aprirti e confidarti. Sarebbe un grave torto che si farebbe a questo messaggero celeste… A lui rivolgiti nelle ore di suprema angoscia e ne esperimenterai i di lui benefici effetti. Gesù oltre la prova dei timori e tremori spirituali con qualche aroma di desolazione, va aggiungendo anche quella lunga e varia prova del malessere fisico, servendosi a questo fine di quei brutti <strong>cosacci</strong>… ; allorchè videro andare in fumo i loro sforzi, mi si avventarono addosso, mi gittarono a terra, e mi bussarono forte forte, buttando per aria guanciali, libri, sedie… Ne mossi lagnanza all’angiolino, e questi dopo avermi fatto una bella predichina, soggiunse: “ Ringrazia Gesù che ti tratta da eletto a seguire lui vicino per l’erta del calvario… Gesù permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angoscie del deserto, dell’orto e della croce”… cosa ho io mai fatto da meritare tanta squisita amorevolezza dal mio angiolino ? </em><em>(Dall’Ep.III,82/83 primi tre scritti; Ep.IV,330/331)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E </em>&#8217;straordinario come anche nel momento del dolore più grande padre Pio riesca a percepire l’amorevolezza del suo angelo. Qui vediamo che la tentazione non riesca a conquistare san Pio, è come quando noi vogliamo per forza qualcosa; qualcuno ce lo impedisce e allora ci inquietiamo, ci arrabbiamo, reagiamo male, a volte diventiamo anche un po’violenti. Questo è successo al diavolo con San Pio; non ha potuto avere la meglio e allora la sua ira si è scatenata, in quella agonia anche fisica. Ma quei dolori non sono la minimissima parte dei dolori dell’umanità che Gesù ha preso su di sé? Quei dolori sono un’inezia di fronte ai dolori di Cristo, eppure per San Pio erano già mortali, al punto da trovare consolazione solo nel Cristo crocifisso, dove tutto si ridimensiona, dove si trova pace. Se fossimo capaci, in quei momenti di grande dolore, di guardare al crocifisso, di rivolgerci a lui e dirgli come San Pio:” Sono onorato di partecipare con te alla salvezza del mondo.Chissà perché questa pagina di vangelo piacerebbe a tutti saltarla, una pagina che vorremmo rimanesse solo nelle coreografie prepasquali e invece c’è una realtà quotidiana che ci invita a dire:”Qualsiasi sia la mia prova, Signore, mi stai rendendo partecipe del tuo dolore per la salvezza del mondo, eccomi!”. Che gli angeli ci aiutino in questa meravigliosa esperienza di fede.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario III, IV, II edizione, anno 1977 e 1984, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi.</span></p>

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		<title>Commento alla meditazione del 22/09/&#8217;09</title>
		<link>http://www.evangelizzare.org/2010/02/commento-alla-meditazione-del-220909/</link>
		<comments>http://www.evangelizzare.org/2010/02/commento-alla-meditazione-del-220909/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 16:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[ringraziare]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Ringraziare sempre  Dio -
Dagli scritti di Padre Pio:
Vivete, o figliuoli, finché piace a Dio, in questa valle di miserie con una totale sommissione alla sua santa volontà. Vivete tranquilli, fate riposare i vostri cuori dolcemente nella volontà di Dio. O Dio! di quanto noi siamo debitori a questa vostra divina ed amabile bontà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-1854" title="padre pio prega" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/02/padre-pio-prega.jpg" alt="padre pio prega" width="294" height="399" /> &#8211; Ringraziare sempre  Dio -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Vivete, o figliuoli, finché piace a Dio, in questa valle di miserie con una totale sommissione alla sua santa volontà. Vivete tranquilli, fate riposare i vostri cuori dolcemente nella volontà di Dio. O Dio! di quanto noi siamo debitori a questa vostra divina ed amabile bontà, che ci avete fatto desiderare con tanto ardore di vivere o morire nella vostra dilezione. Senza dubbio, miei carissimi figliuoli, noi lo bramiamo, noi siamo risoluti di vivere e morire per questa divina dilezione: speriamo ancora, che il nostro dolcissimo Salvatore, che ci dà la volontà di ciò desiderare, ci dia ancora la grazia di eseguirlo sino al termine del nostro pellegrinaggio.</em><em> (Ep.IV,372)<span id="more-1851"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio è pienamente cosciente di compiere un pellegrinaggio, con una meta chiara, luminosa, dinanzi alla quale non ha posto nessun ostacolo, anzi, li superava tutti. Questa volontà di Dio che va scelta, che va cercata, vissuta, è spesso una volontà di Dio un po’ inedita. A volte non si sa nemmeno cosa significhi fare la volontà di Dio; siamo così portati a fare la nostra e abbiamo sempre ragione. Che il pellegrinaggio della nostra vita sia ricco di tappe di fede, sia orientato da tante e innumerevoli occasioni che costantemente confermano o correggono il giusto cammino. A volte pensiamo che ci sia molto da capire; penso che ci sia bisogno, invece, di un po’ di silenzio, di apertura del cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ahimè! Chi mi salverà da questo carcere tenebroso! Chi mi libererà da questo corpo di morte! Ma viva Iddio nel più alto dei cieli! Egli è la mia fortezza, egli è la salute dell’anima mia, egli è la mia porzione in eterno. In lui spero, in lui confido e non temerò di male alcuno…mi sento morire in ogni istante della vita, al sol pensiero di non morire.</em><em> ( Ep.II,463)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il dolore più grande per San Pio era il pensiero di non morire, perché per noi cristiani la morte è vivere in pienezza la risurrezione; per noi cristiani, e i santi mirabilmente ce lo hanno dimostrato, la fortezza è Dio, la vera salute è la salvezza dell’anima. Questo Dio nel più alto dei cieli è qui dinanzi ai nostri occhi. Continua questo impegno di fedeltà, con umiltà estrema, ad essere il Dio con noi, il Dio tra noi, il Dio in mezzo a noi. E ancora una volta è qui dinanzi ai nostri occhi; il cielo scende sulla terra perché la terra sia portata in cielo. Gesù Eucaristia ci divinizza e ci propone quella conversione.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>…Rammentiamoci, o meglio teniamo presente ciò che costituisce la vera santità. Santità vuol dire essere superiori a noi istessi, vuol dire vittoria perfetta di tutte le nostre passioni: vuol dire vittoria perfetta di tutte le nostre passioni: vuol dire disprezzare veramente e costantemente noi stessi e le cose del mondo fino a preferire la povertà alle ricchezze, l’umiliazione alla gloria, il dolore al piacere. La santità è amare il prossimo come noi istessi e per amore di Dio. La santità, su questo punto, è amare fino a chi ci maledice, ci odia, ci perseguita, anzi persino a fargli del bene. La santità è vivere umili, disinteressati, prudenti, giusti, pazienti, caritatevoli, casti, mansueti, laboriosi, osservatori dei propri doveri non per altro fine se non di piacere a Dio, e per riceverne da lui solo la meritata ricompensa. </em><em>(EP. II, 542)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">“ Rammentiamoci&#8230;.”</p>
<p style="text-align: justify;">Più che conversione qui sembra proprio un capovolgimento. Paragonando la nostra vita alla santità possiamo facilmente accorgerci di essere un’altra cosa, purtroppo. E allora ricominciamo, con l’umiltà, il disinteresse, la prudenza, la giustizia, la pazienza, la carità, la castità, la mansuetudine, la laboriosità, per piacere a Dio, innanzitutto. Da questa sera il nostro impegno sia rinnovato; vivere la santità che già ci appartiene, ma che  chiaramente è davvero persa di vista.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Esercita assai il tuo cuore nella dolcezza interiore ed esteriore, e tienilo in tranquillità fra la molteplicità degli affetti che hai. Guardati assai dalle angustie, che sono la peste della santa divozione, e continua a tenere l’anima tua in alto, non riguardando questo mondo per altro che per disprezzarlo, né il tempo che per aspirare all’eternità.</em><em>(Ep.III,365)… </em><em>Poco deve importare ai figli di Dio il vivere questi brevissimi momenti che passano, purché eternamente vivano nella gloria con Dio.</em><em>(Ep.III,826)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Quando diciamo “in alto i nostri cuori”, come se in certi momenti le cose della terra non ci riguardassero, perché stiamo contemplando le vie del cielo; come se il tempo non ci interessasse perché aspiriamo all’eternità. Disprezzare il mondo significa diminuire il prezzo, diminuire il valore. Ci sono delle cose che devono diminuire di valore  e delle altre che devono aumentare; questo ci hanno insegnato i santi, questo ci ha insegnato San Pio, a  riequilibrare  il valore. A volte assolutizziamo situazioni provvisorie e non badiamo a quelle eterne.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario II, III, IV, II edizione anno 1975, 1977, 1984 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi.</span></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>

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		<title>Commento alla Meditazione del &#8211; 15/09/&#8217;09 -</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 16:24:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[addolorata]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Maria Addolorata -
Dagli scritti di Padre Pio:
Quanto è dolce, padre, il nome croce!; qui, appiè della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, s’infiammano di amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi. Sia dessa croce anche  per noi sempre il letto del nostro riposo, la scuola di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignnone size-full wp-image-1768" title="maria addolorata" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/01/maria-addolorata.jpg" alt="maria addolorata" width="259" height="346" /> &#8211; Maria Addolorata -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quanto è dolce, padre, il nome croce!; qui, appiè della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, s’infiammano di amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi. Sia dessa croce anche  per noi sempre il letto del nostro riposo, la scuola di perfezione, l’amata nostra eredità. A tal fine badiamo di non separare la croce dall’amore a Gesù: altrimenti quella senza di questo diverrebbe un peso insopportabile alla nostra debolezza.    (Ep.I,602)<span id="more-1764"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero, quando noi ci avviciniamo alla croce, godiamo i meriti che da essa sono stati generati e quindi la luce che la croce emana, ma soprattutto l’amore che la croce dimostra. Ma dobbiamo stare attenti, perché non dobbiamo godere solo dei meriti della croce; a volte siamo chiamati anche a condividere la croce, a condividere il dolore, ed è lì che il Signore ci vuole disponibili, non ribelli, non lamentevoli. Bisogna unire il dolore all’amore: è l’unico modo per comprendere il Signore, è l’unico modo per amarlo davvero,è l’unico modo per dire autenticamente: “Credo”. Non possiamo essere con quelli che credono solo perché il Signore fa grandi cose; dobbiamo dire:”Credo”, perché il Signore ci fa comprendere questa unione tutta particolare tra il dolore e l’amore. Senza questo concetto di amore tutto diventerebbe insopportabile -così dice San Pio- insopportabile alla nostra debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Rammentati di ciò che avveniva nel cuore della nostra celeste Madre appiè della croce. Ella per l’esuberanza del dolore rimase impietrita dinanzi al Figlio crocifisso, ma non puoi dire che ne fosse abbandonata. Anzi meglio l’amò di allora che soffriva e non poteva neppur piangere? Dunque consolati, mia carissima figliuola, e rassegnati a veder scendere la notte senza intimorirti.  (Ep.III,189)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’ bella questa idea di Maria che in quel grande dolore non fu abbandonata, anzi, Gesù stesso dalla croce si preoccupò per Lei. Le situazioni di maggiore emarginazione, ai tempi di Gesù, erano quelle di essere orfani o di essere vedove. Affidando Giovanni a Maria e Maria a Giovanni, Gesù evitò la solitudine e l’emarginazione di Maria come vedova ed evitò la condizione di orfano a Giovanni; gli diede una madre, ma in questo gesto è contenuto il pensiero per ognuno di noi; nessuno di noi è orfano perché per ognuno di noi c’è la madre celeste, per ogni battezzato che è figlio di Dio c’è questa madre. Abbiamo il Padre, Dio Padre, e abbiamo una madre, Maria; per l’eternità non saremo mai orfani, mai emarginati, mai abbandonati. Che attenzione speciale per noi! Ma proprio da quella croce, proprio in quel momento di dolore terribile. Quando siamo nel dolore noi troviamo tutte le giustificazioni alle nostre azioni e reazioni certamente poco conformi alla volontà di Dio. Gesù ci fa capire invece che in quei momenti così pratici, in cui tutto solitamente poteva essere giustificato, mostra amore, amore per tutti, amore infinito, amore per tutti i suoi figli, o meglio, per tutti i suoi fratelli, amore per tutti i figli di Dio, amore per sua madre, amore per tutti gli infedeli, i pagani, amore per tutti. Chi guarda Gesù crocifisso con fede non avrà mai la morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Iddio vuole che noi siamo interamente suoi, perciò nessuna cosa ti ritenga per abbandonarti totalmente in balìa della sua provvidenza. Rimaniamoci dunque in tal modo, mia diletta figliuola, fra le tenebre della passione del maestro. Dico fra queste tenebre; giacchè ti lascio considerare la santissima Vergine e san Giovanni, i quali essendo ai piedi della croce fra le spaventevoli tenebre, non più ascoltavano nostro Signore, né lo vedevano, ed altro sentimento non avevano che quello del cordoglio e della tristezza; quantunque fossero animati dalla fede, essa era anche nelle tenebre, giacchè era necessario, che partecipassero dell’abbandono di nostro Signore. (Ep.III,423)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Da questo scritto viene fuori l’umanità di chi si abbandona al mistero, ma non si sente abbandonato dal mistero; un conto è abbandonarsi, un conto è sentirsi abbandonati. Sono due cose ben diverse. Quando ci si abbandona al Signore in realtà ci si affida e quindi, quando nelle tenebre ci abbandoniamo a Lui, in realtà  vediamo la luce, in realtà veniamo illuminati da quel mistero di salvezza. Penso che nella vita tante volte possiamo trovarci in condizioni che potremmo dire:”Signore, sono qui; partecipe della tua sofferenza; mi voglio mettere ai piedi della tua croce per poter raccogliere i frutti di quest’albero salvifico”. Ecco come ci si comporta nel momento del dolore: ”Signore mi metto ai piedi della croce per raccogliere i frutti” dal tuo albero santo. Non è un caso che la croce viene considerata un albero, un albero con frutti di salvezza, tutti frutti da cogliere, tutti frutti preparati per noi. Penso che pur meditando tutti i giorni ore e ore, sarà difficile arrivare alla comprensione totale di questo amore infinito di Dio che ci si propone e si ripropone costantemente e che tante volte la nostra cecità, la nostra assurdità, la nostra indifferenza, la nostra presunzione non ci rendono partecipi di comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dagli scritti di Padre Pio:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La santissima Vergine ci ottenga l’amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ed ella che fu la prima a praticare il vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure e dessa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d’appresso. Sforziamoci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine.  (Ep.I, 602)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:<br />
</em></p>
<p style="text-align: justify;">Capiamo ancora che questa via è una via di salvezza, che occorre l’amore alla croce, ai patimenti e ai dolori, che praticare il vangelo in tutta la sua perfezione comporta anche quella dimensione di sacrificio, di dolore, di totale offerta di sé. Camminare sulle orme di Maria significa innanzitutto seguire Gesù e significa anche salire sul Golgota e a volte anche se non si sale sulla croce ma si sta ai suoi piedi, la sofferenza è grande e straziante; quando si ha  la fede   capiamo, anche in questa situazione,   la dimensione infinita dell’amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario I e III, II edizione anno 1973 e 1977 a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro parroco don Emilio Lonzi</span></p>

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		<title>Commento alla meditazione del 21/09/&#8217;09 -</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 08:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena e Stefania</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commento alle meditazioni tematiche]]></category>
		<category><![CDATA[commento]]></category>
		<category><![CDATA[padre pio]]></category>
		<category><![CDATA[scritti]]></category>

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		<description><![CDATA[ &#8211; Stimmatizzazione di Padre Pio -
Dagli scritti di Padre Pio :
Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura! Era la mattina del 20 settembre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1702" title="crocifisso" src="http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/01/crocifisso.jpg" alt="crocifisso" width="210" height="280" /> &#8211; Stimmatizzazione di Padre Pio -</p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio :</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Cosa dirvi a riguardo di ciò che mi dimandate del come sia avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio, che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che tu hai operato in questa tua meschina creatura! Era la mattina del 20 settembre ( dello scorso mese ( lettera del 22 ottobre 1918)) in coro, dopo la celebrazione della santa messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina. ( Ep.I,1094)<span id="more-1698"></span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">Notiamo innanzitutto una predisposizione, notiamo che “i sensi interni ed esterni si trovarono in una quiete indescrivibile”. Notiamo che tutto è all’opposto della nostra vita, sempre con ritmi frenetici, non c’è mai tempo per pregare, per fermarsi, per adorare, per meditare, per contemplare. Padre Pio si trovava in una vera e propria contemplazione. Allora il primo concetto da comprendere è quello che quando Dio vuole donarci qualcosa, chiede a noi un atteggiamento favorevole. Non possiamo pretendere da Dio nel ritmo frenetico di ogni giorno; quando chiediamo qualcosa a Dio, dobbiamo fermarci nell’attesa di comprendere la sua risposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>… mi vidi dinanzi un misterioso personaggio… che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che esperimentai allora e che vado esperimentando continuamente quasi tutti i giorni. (Ep.I,1094)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">San Pio vede questo personaggio e sembra quasi che non abbia il coraggio di chiamarlo per nome, anzi, dice che la sua vista lo atterrisce, cioè lo terrorizza. Possiamo pensare a ciò che Isaia aveva predetto di Gesù in quel momento: ” Uomo dei dolori ”- non era più umano il suo aspetto &#8211; “ Uno davanti al quale ci si copre la faccia”. Quando vediamo qualcosa di brutto, di pauroso, ci copriamo gli occhi, la faccia, non tanto perché Gesù era brutto, ma perché la dimensione del dolore terrorizza e san Pio sarebbe morto se non ci fosse stato il Signore a sostenere il cuore. Ed ecco come il dolore e l’amore s’ incontrano, si fondono e diventano la scuola per la nostra fede, per le nostre scelte. Quando il personaggio sparisce, nelle mani, nei piedi e nel costato di San Pio appare sangue che gronda. Immaginate lo strazio! Ma chi può immaginare un’esperienza di dolore così atroce, un dolore al quale appartiene tutta la sofferenza del mondo. Non è una semplice piaga, quella, non è un semplice chiodo che ti trafigge la carne; quello è il dolore dell’umanità, è il grido dell’umanità che soffre e che si fa carne, si fà ferita, si fà dolore. Come è stato nel corpo di Gesù , così, almeno in parte, è stato nel corpo di San Pio. Se ci mettessimo davvero a questa scuola, qualche volta il dolore che ci raggiunge potrebbe essere letto in chiave di amore, qualsiasi esso sia. Il dolore non lo possiamo scegliere. Quando il dolore arriva ci chiede amore, ci chiede di partecipare alle sofferenze di Cristo per la salvezza del mondo; questa è la conversione, questo è l’imitare i santi che Dio propone per il nostro cammino di fede. Quanto siamo lontani da questo modo di ragionare! Proponiamoci questo: qualsiasi dolore arrivi, di qualsiasi tipo, come San Pio diciamo: ” Partecipo, Gesù, alle tue sofferenza per la salvezza del mondo ”. Ricordiamoci sempre che il mistero del dolore è strettamente legato al mistero dell’amore e solo con l’amore si comprende il dolore, gli si dà un senso, un significato, lo si riesce ad accettare. San Pio, in quella straordinaria umiltà, lui che si definiva meschina creatura, partecipava alla salvezza del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Innalzerò forte la mia voce a lui e non desisterò dal scongiurarlo, affinché per sua misericordia ritiri da me non lo strazio, non il dolore perché lo veggo impossibile ed io sento di volermi inebriare di dolore, ma questi segni esterni che mi sono di una confusione e di una umiliazione indescrivibile ed insostenibile… Egli segue la sua operazione senza posa, con superlativo strazio dell’anima. Io sento nell’interno un continuo rumoreggiare, simile ad una cascata, che gitta sempre sangue. Mio Dio! È giusto il castigo e retto il tuo giudizio, ma usami misericordia. (Ep.I,1094/1095)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Riflessione:</em></p>
<p style="text-align: justify;">E’importante che San Pio non chiede che cessi il dolore, lo strazio, addirittura dice di volersi inebriare di dolore, perché aveva capito perfettamente che il soffrire era legato all’amare. Quante volte l’amare ci fa soffrire, lo sappiamo bene anche noi, ma quando si è chiamati a partecipare alla salvezza delle anime, la misura del dolore supera la capacità umana di sopportarlo, eppure san Pio lo accetta totalmente; chiede solo che siano nascosti quei segni esterni. Sappiamo bene quante perplessità, quanta curiosità,quei segni esteriori del dolore, nella sua vita e dopo la sua vita, hanno generato confusione, persecuzione, avversione e dubbi. Lui stesso, volendosi umiliare, non avrebbe voluto quei segni, perché già nel cuore sentiva che il sangue fluiva come una cascata. Quante volte abbiamo riflettuto sul sangue versato da Gesù sulla croce. San Pio partecipava di questo versamento di sangue; si sente anche la difficoltà di descriverlo, ma è come se si fosse sentito continuamente sull’orlo della morte, di chi dà totalmente la propria vita e la mette nelle mani di Dio e solo Dio la sorregge, altrimenti umanamente sarebbe finita. Ripeto sempre, continuamente quanto i santi possano essere maestri per la nostra vita spirituale, quanti preziosi insegnamenti che noi troppe volte impariamo e magari, dopo averli ascoltati, facilmente li dimentichiamo, perché un po’ troppo scomodi e ci ritroviamo a pregare l’intercessione con futili e banali situazioni da presentare, invece di elevarci e partecipare di quella realtà divina.</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dagli scritti di Padre Pio:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Chi mi libererà da me stesso?&#8230; Sarà necessario che io pronunzi il <strong>fiat</strong> nel mirare quel misterioso personaggio che mi impiagò tutto e non desiste dalla dura, aspra, acuta e penetrante operazione, e non dà tempo al tempo che venga a rimarginare le piaghe antiche, che già su di queste ne viene ad aprire delle nuove con infinito strazio della povera vittima? Deh padre mio, venite in mio aiuto, per carità! Tutto il mio interno piove sangue e più volte l’occhio è costretto a rassegnarsi a vederlo scorrere anche al di fuori. Deh! Cessi da me questo strazio, questa condanna, questa umiliazione, questa confusione! Non mi regge l’animo a potere e a saper resistere.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Riflessione:</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrano incredibili queste parole che in una tale comunione con Dio resta confuso perché è troppo questo strazio dell’anima, questo sentirsi una povera vittima, questo vedere con gli occhi umani il sangue che scorre. Ma questo resistere, questo dire “fiat”, questo dire “sia fatta” ci rimanda a Maria che questo fiat lo ha pronunciato più volte, dal momento dell’annunciazione fino a sotto la croce. “Sia fatta, si compia”. Mi piace dire “ Sia portato a compimento il tuo progetto di salvezza anche per mezzo mio”. Questo progetto di salvezza per le anime, Dio lo propone ad ognuno di noi, fin dal giorno del battesimo. E noi, costantemente, prendendo coscienza della nostra fede, dovremmo dire: ” Sia portata a compimento, Padre ”. Qualsiasi cosa accada, letta con gli occhi della fede, con gli occhi della speranza, con gli occhi dell’amore, necessita che si dica: ” Sia portata a compimento, Padre, e ti ringrazio che hai scelto anche me per questo progetto di salvezza ”. Questo è l’atteggiamento di san Pio. In quel dolore atroce: ”Sia portata a compimento la tua opera di salvezza, Padre ”, in questa comunione tutta particolare con Gesù , con quel Gesù crocifisso, con quel Gesù sofferente, con quel Gesù salvifico. Gesù ha detto: “ Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me ”. Gesù continua ad attirarci tutti. San Pio quanti ne ha attirati? Ma ognuno di noi che si fa eucaristia, quanti ne attira? Se non attiriamo nessuno non stiamo portando a compimento nulla e il progetto della salvezza è ancora irrealizzato; perché il fiat lo diciamo in pochi e solo qualche volta. San Pio ci vuole insegnare a dirlo tutti i giorni, in qualsiasi situazione e a qualsiasi condizione, perché sia portato a compimento il progetto della salvezza per tutte le anime del mondo e non per pochi privilegiati. Questi sono i segni di un amore universale, questi sono i segni dell’amore di Dio per ognuno di noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Tratto dall&#8217; Epistolario I, II edizione anno 1973, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Le riflessioni sono del nostro Parroco don Emilio Lonzi.</span></p>

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